A teatro - FUORI MISURA, IL LEOPARDI COME NON VE L'HA MAI RACCONTATO NESSUNO di MTM - 12/16 anni
Spettacolo a teatro - 12/16 anni
Data disponibile: 11/11/2026
Per prenotare lo spettacolo, compila il form (attivo fino al 30 giugno 2026): https://forms.gle/AmQBEHBJi7vMLhR58
Ulteriori informazioni allo 02 67397836 (AGIS lombarda) oppure scuola@agislombarda.it
Argomento spettacolo: Vita e opere di Giacomo Leopardi con uno spettacolo che diventa un’appassionata e coinvolgente lezione per far riflettere il giovane pubblico sull’essere “fuori misura” e sull’importanza della poesia.
Sinossi
La storia è quella di Andrea che ha un sogno: insegnare. Ma nonostante il 110 e lode in Lettere, per vivere è costretto a lavorare in un call center, finché un giorno finalmente riceve l’incarico di una supplenza proprio nel liceo che ha frequentato da ragazzo. La professoressa che deve sostituire gli lascia l’arduo compito di spiegare “vita e opere di Giacomo Leopardi”.
Così Andrea, anzi il professor Roversi, dovrà misurarsi con una classe che sarà rappresentata dagli spettatori in teatro: nasce una magica “lezione” nella quale si mescoleranno poesie, riflessioni personali, interazioni con la platea, momenti di grande ironia e divertimento. Il pubblico si troverà così a ripensare ai giorni di scuola, ai banchi, agli sguardi assonnati degli studenti e a quelli indagatori dei professori, ai muri verdolini che hanno ascoltato teoremi, sintassi, formule, versioni in latino, interrogazioni di storia e anche tante poesie lette e recitate a memoria come fossero la lista della spesa. E in queste aule, già di per sé strette, alcuni autori per la loro grandezza ci stanno a malapena. Uno di questi è Leopardi, che giganteggia senza essere un eroe.
Non è facile sciogliere la sua figura dal peso degli stereotipi, dei secoli e dei programmi scolastici, per restituirlo alla limpidezza delle sue parole e nella lucidità feroce e alata delle sue domande. Serve un’emozione, un passaggio empatico di testimone che permetta agli spettatori di scavalcare i due secoli che li separano dal poeta per ritrovare in lui i nostri stessi desideri, ansie, illusioni. Con ironia e delicatezza, Fuori misura riesce a combinare l’incontro e spostare il punto di vista proprio a metà tra quella siepe e l’infinito.
Note di regia
Ho ricordato le ore passate a studiare, a tradurre, a parafrasare poesie scomponendole faticosamente al punto che spesso il senso vero e profondo si perdeva nell’utilità didattica. Ed ecco quindi che l’idea di Fuori misura è nata in un pomeriggio invernale.
Davanti a me camminava un gruppetto di ragazzi che si lamentava a gran voce di una professoressa di italiano che il giorno dopo avrebbe interrogato su una poesia a scelta di Giacomo Leopardi. “La ginestra no, è troppo lunga, Il passero solitario è troppo triste…” La ragazzina bionda sceglie A Silvia perché anche lei si chiama così e due di loro sono indecisi: L’infinito o La sera del dì di festa? Non lo saprò mai perché si sono messi a correre per non perdere l’autobus. E così, sull’onda di quelle parole e presa dai ricordi di gioventù, ho ritrovato quelle parole, quei versi che sono rimasti impigliati nella memoria e che ancora oggi mi commuovono e mi rapiscono.
Senza fare troppa fatica li collego immediatamente a lui, a Giacomo Leopardi, un poeta strabiliante, innamorato della vita, del sapere, che ebbe un’esistenza tribolata, non accettato dai suoi contemporanei. Ripensandolo ora che sono adulta, trovo nei suoi scritti la bellezza, l’intelligenza di un genio. Da studentessa ho solo il ricordo della sua visione pessimistica della vita e della noia che assaliva la classe intera al solo nominare il suo nome mentre non c’era sentimento a lui più odioso della noia, “la più sterile delle passioni umane. Com’ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per sé, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina.”
Non ho la presunzione di dire che Fuori misura analizzi a fondo l’opera omnia del Leopardi, un’immensa produzione letteraria che va dalla poesia alla filosofia, non ho i titoli per dare una visione critica, profonda e sapiente. Uno spettacolo è quanto di più lontano da una conferenza, non illustra, non approfondisce, non teorizza ma al contrario trasforma un pensiero, un’idea in qualcosa di tangibile. In Leopardi c’è proprio tutto, dalla critica all’affabulazione, dalla prosa ai versi, ed egli tocca tutti i grandi temi dell’uomo a volte con tragicità altre con ironia, a volte con dolcezza altre con amarezza. Tutto è talmente grande in Leopardi che sarebbe pretenzioso voler portare in scena anche solo parte della sua produzione letteraria, e riassumere l’arte è un’impresa impossibile.
Mi sono così concentrata così sulla vita a partire dalla sua nascita in un’epoca lontana da noi, in un isolato palazzo situato nella cittadina marchigiana di Recanati ma soprattutto ho sottolineato “l’allegrezza pazza” che riempiva le sue giornate, il suo desiderio di assomigliare ad Achille, l’eroe perfetto, la sua inclinazione a teatralizzare gli eventi, la sua sete di sapere e “del meraviglioso che si percepisce con l’udito e con la lettura”. Giacomo era dunque un bambino felice e talentuoso. Poi da “sano e dritto”, come lo descrive il medico di famiglia, in qualche anno diventa “consunto e scontorto” perché aggredito dal morbo di Pott, una forma di tubercolosi ossea che deforma il suo scheletro e lo infragilisce giorno dopo giorno.
Di speranza, di sogno, di segrete fonti di energia, di sofferenza insopportabile è intrisa tutta la sua poetica che affascina per la sua bellezza dolorosa e che emoziona perché pervasa di un desiderio mai appagato di amore e di consolazione. A quel punto però avevo bisogno di qualcuno che sapesse raccontare tutto questo sul palcoscenico e non ho potuto fare a meno di non pensare a un insegnante, immaginandolo come il professore che tutti vorrebbero avere: un giovane supplente, pieno di passione, di vita, timido ma anche acceso, che ha coraggio, azione, che sa far sorridere ma anche commuovere. E, insieme a Claudio Intropido, regista insieme a me dello spettacolo, abbiamo deciso che Fuori misura sarebbe stato un monologo, o meglio un dialogo con il pubblico, abbattendo così la convenzione della quarta parete teatrale e creando un rapporto empatico con gli spettatori. Il nostro protagonista riesce a fondere l’immensità poetica di Giacomo Leopardi con la vita di ognuno di noi affinché, lontani da approfondimenti e parafrasi, ci si possa tutti davvero tuffare in quell’universo immaginifico che Leopardi ci trasmette attraverso le sue opere.
Fuori misura non è quindi un saggio recitato sul palco, non è neppure una biografia, è un’appassionata e coinvolgente “lezione” sul poeta che inevitabilmente ci porta a ragionare sull’essere “fuori misura”, sulla difficoltà di essere conosciuti nel mondo solo per il nostro involucro corporeo. Giudicati, a volte offesi e avviliti, in una società che è più portata ad allontanare che ad accogliere, ad accettare ciò che è ragionevolmente “nella norma”. Grazie quindi a Giacomo per le parole ragionevolmente irragionevoli ma soprattutto per averci regalato tanta bellezza.
Valeria Cavalli