A scuola - LOCKER_ROOM di Lost Movement - 11/16 anni
Spettacolo a scuola - 11/16 anni
Date disponibili: da concordare a.s. 2026/2027
Per prenotare lo spettacolo, compila il form (attivo fino al 30 giugno 2026): https://forms.gle/WC7MkKgVmjAdiSsG9
Ulteriori informazioni allo 02 67397836 (AGIS lombarda) oppure scuola@agislombarda.it
Composizione e sound design di Filippo Ripamonti, costumi di Daniele Cavallo, set design di Iris Da Ruos, selezionato per International Solo-Tanz-Theater Festival Stuttgart 2026
Ti sei mai sentito un perdente? Io si. Lui si. Loro si. E se perdi? Devo essere la prima. Devo essere l'1. Devo.
Sfide. Gare. Competizione. Sempre performativi. Sempre al massimo.
Ci strappiamo? Un foglio di carta duttile, piega dopo piega un cigno, si ripiega e si trasforma in altro.
Di più, ancora di più. Ora è morbido. Io provo ad esserlo. Lui anche. Tutti possiamo.
Ci prepariamo. Scendiamo in campo. Lottiamo. Possiamo essere ultime, dobbiamo essere ultimi.
Sei meno dell'1? Dovremmo lasciar andare. Fa paura? Si. Ho paura.
Tremare fino a espellere ogni cosa, strapparsi e abbandonarsi a ciò che si ha dentro.
Rompere muri di carta stropicciata. Sentirsi fragile… Permettersi di sentirsi fragile…
Dí abbandonare la forma, lasciarsi andare al corpo, ritrovare sé stessi… Vivere.
L'ho sentito. È solo un corpo? Un luogo per ripensare. Un posto dove ripercorrere.
Per ogni vincitore c'è sempre un perdente.
locker_room è un progetto che esplora la mente e il corpo di un atleta nel luogo d’inizio e di fine per eccellenza: lo spogliatoio. Uno spazio sospeso, contenitore di delusioni e vittorie, di solitudine e condivisione, dove l’agonismo si accende e si trasforma prima in sfida con sé stessi, poi con gli altri.
In scena rivivono il rito della preparazione, la solitudine, la fragilità, l’umiliazione della sconfitta e la memoria delle gesta sportive, in un melting pot di sensazioni e stati fisici. Cosa resta nel corpo? Cosa succede ai muscoli? Cosa scivola via dalla pelle?
In locker_room, l’atto sportivo e quello artistico si intrecciano in un territorio comune: quello dell’infinita ripetizione. Un ciclo fatto di allenamento, disciplina, costanza. Bisogna continuamente esercitarsi, restare vigili, pronti a rispondere al momento, in un continuo processo di accettazione, confronto e riscoperta di sé.
L’atto performativo deve essere sempre al massimo. Ma è concesso fallire?