Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

A teatro - I RACCONTI DI PENDA di Piccoli Idilli - 6/11 anni

A teatro - I RACCONTI DI PENDA di Piccoli Idilli - 6/11 anni - Immagine: 1
PDC - Edizione 2026-2027
compagnia: Piccoli Idilli
di: Filippo Ughi
cast: Bintou Ouattara e Moro Kanute
regia: Filippo Ughi
durata: 45 minuti
A teatro - I RACCONTI DI PENDA di Piccoli Idilli - 6/11 anni
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Scheda tecnica

Spettacolo a teatro - 6/11 anni
Data disponibile: 06/04/2027
Per prenotare lo spettacolo, compila il form (attivo fino al 30 giugno 2026): https://forms.gle/AmQBEHBJi7vMLhR58

Ulteriori informazioni allo 02 67397836 (AGIS lombarda) oppure scuola@agislombarda.it

 

Accompagnamento musicale a cura di Moro Kanute(voce, kora, gangan)

 

Lo spettacolo

I RACCONTI DI PENDA è uno spettacolo di narrazione con musica dal vivo, tratto da racconti africani, trascritti da Amadou Hampate Ba, Amos Tutuola e Jean Mutzi. La tradizione orale affidata alla memoria e trasmessa nei secoli attraverso racconti, canti e musiche rivive con i nostri artisti sui palcoscenici italiani che accompagnano la parola narrata da Bintou Ouattara con un sorprendente apparato acustico fatto di strumenti dai suoni caldi e profondi e di voci dal gusto speziato. Mia nonna si chiamava Penda e mi raccontava sempre che... è l'incipit che ritualmente accompagna i racconti di Penda, sempre ironici, paradossali, abitati da creature magiche e misteriose e sempre alla ricerca di qualche segreto che, nascosto nel cuore degli esseri umani, può rivelarne la natura benigna e aprirne la porta della felicità. Penda è stata orfana, regina, ha vissuto nel ciuffo frondoso di un palma magica ed è stata salvato da un annegamento sicuro da un' aquila di passaggio. Ha un fratello, Samba, sempre vicino a lei. I Racconti di Penda sono un omaggio al sapere tradizionale africano, un viaggio immaginario nel continente più misterioso e misconosciuto. Un viaggio sicuro tra le braccia della teatralità di una musica e di una lingua capaci di cullarci fino all'ipnosi, accompagnati da un'attrice esilarante, intensa e seducente. Un viaggio nell'Africa più autentica e sincera che sempre più spesso abita le nostre scuole con la sua domanda di giustizia, di riscatto e di accoglienza.

 

La compagnia

"Piccoli Idilli" è un'associazione nata nel 2006 per iniziativa di Filippo Ughi e Eugenia Neri provenienti da dieci anni di formazione artistica e attività organizzativa con il Teatro la Ribalta di Merate diretto da Antonio Viganò, con lo scopo di promuovere diffondere cultura dal vivo attraverso la promozione e la produzione di manifestazioni teatrali, spettacoli e laboratori. Durante gli anni del Teatro la Ribalta conoscono e promuovono artisti (hanno collaborato a lungo con Julie Stanzak della Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch) e progetti che spaziano dal teatro di ricerca al teatro per ragazzi, di integrazione e partecipazione sociale (Filippo Ughi è stato assistente di A. Vigano durante l'esperienza con la compagnia francese degli Oiseau Mouche). In “Piccoli Idilli” confluiscono e prendono strade autonome tutte quelle esperienze.

Piccoli Idilli valorizza le esperienze artistiche e antropologiche che Filippo Ughi sviluppa in dieci anni di viaggi teatrali in Africa Occidentale. Dall'anno della sua nascita Piccoli Idilli promuove laboratori di tutti i tipi (teatro, danza e musica- per bambini, ragazzi e adulti) dove coinvolge i migranti in percorsi teatrali eterogenei che vedono nella presenza dello “strano” e dello “straniero” in tutte le sue accezioni, il loro tema dominante.

Tra le sue produzioni teatrali "Sole nero Luna rossa", con cast di attori multietnico e presentato al Festival di Santarcangelo dei Teatri nel 2008, "Hic sunt leones" sul tema dei bambini soldato tratto da “Allah non è mica obbligato” dell'ivoriano Ahamadou Kourouma, “Senza Sankara- uno spettacolo di teatro danza e musica africana” progetto vincitore del bando MigArti-Spettacolo 2016 a cura del MiBACT, “Kanu” spettacolo di narrazione per un'attrice, una cantante e un suonatore di kora, spettacolo vincitore In-Box Verde 2019 e “Dannatamente libero” coprodotto da Mittelfest2020.

Nel 2021 gli artisti della compagnia sono impegnati nella realizzazione e nella tournée di “Black Aida” co produzione dell'Associazione Arena Sferisterio-Macerata Opera Festival e della compagnia ATGTP di Jesi.

 

Bintou Ouattara

Attrice e danzatrice è nota in tutta l'africa francofona per aver interpretato il ruolo di Penda nella serie televisiva franco-burkinabè “Les Bobodiouf”diretta da Patrick Martinet. In Italia ha partecipato a diversi spettacoli di Virgilio Sieni e ha recitato in diverse produzioni cinematografiche e televisive tra cui “Cose dell'altro mondo” diretto da F. Patierno con Diego Abatantuono e “La vita facile” di L. Pellegrini con Stefano Accorsi. Diplomata all'Arsenale di Milano con Ida Kuniaki e Marina Spreafico, è attrice in tutte le produzioni Piccoli Idilli. Ha inoltre partecipato a spettacoli dei coreografi Enzo Cosmi e Ariella Vidach, collabora come attrice con il Festival SUQ di Genova con cui ha partecipato all’allestimento dello spettacolo “Da madre a madre” e con il Centro Arterie con cui è attrice nello spettacolo “L’assedio” diretto dal coreografo libanese Bassam Abou Diab, e con la compagnia di teatro ragazzi “Quanto Basta” ha messo in scena lo spettacolo di teatrodanza per l'infanzia “Bianca e Nera”.

 

Musica e danza

Lo spettacolo è una narrazione che fa largo uso di metafore e di linguaggi simbolici. La musica e il canto lungi dall’essere un semplice sottofondo sono materia prima della narrazione. L’incedere del racconto non è legato soltanto ai suoi significati ma anche e soprattutto alla forza evocativa della musica e della voce della cantante, il ritmo ci porta completamente al di fuori di un universo di comprensioni logiche, ci avviciniamo ai linguaggi dei sogni e alla suggestione del linguaggio poetico e simbolico.

Al pari della musica, legata all’ascolto e quindi alle attività cognitive, possiamo indagare la danza presente in diversi momenti della narrazione e tutti i linguaggi non verbali su cui è costruita la trama non verbale e visiva del racconto.

 

Laboratorio Primi Salti

La danza in Africa è tradizionalmente parte di un progetto educativo con cui si tramanda l’identità culturale condivisa di una popolazione. Oggi la danza africana offre ai ragazzi l'opportunità di lavorare sul proprio corpo in modo divertente ed espressivo. La vitalità delle danze africane si adatta molto bene all’energia dei ragazzi, e li conduce verso un lavoro corporeo efficace, che aiuta a migliorare la postura e dà tonicità ai muscoli che molto spesso nelle loro attività quotidiane non lavorano in modo sano.

Si impara a conoscere e a contenere meglio il proprio corpo, esplorando le sue molteplici possibilità, scoprendo anche i movimenti del torso e del bacino, e ascoltando il contatto dei piedi con il suolo e favorendo la loro efficienza e mobilità.

Si apprende ad esprimere le varie emozioni, dando loro sfogo in maniera fisica ed istintuale, in modo che il bambino si liberi dagli stress piccoli e grandi della quotidianità, ed impari ad avere maggiore fiducia in se stesso, e nelle proprie capacità.

La capacità di coordinazione migliora e con essa l’efficienza nei movimenti, che nella tradizione africana non sono tecnici ma si adattano al corpo di ognuno in maniera personale.

 

La tradizione orale

Lo spettacolo è tratto da un racconto della tradizione africana, quindi appartenente alla tradizione orale e non scritta. Oggi lo troviamo trascritto e tradotto in italiano in una raccolta di racconti.

In Africa la lingua scritta si è diffusa solo in seguito alla penetrazione islamica e molti secoli dopo con il colonialismo.

L’identità culturale e storica di moltissime popolazioni si è così tramandata solo oralmente.

Che cos’è la memoria? Che cosa è la memoria collettiva di un gruppo di persone?

In Africa Occidentale nei territori occupati a suo tempo dagli imperi malinkè e oggi noti con il nome degli stati post coloniali del Mali, Ghana, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Guinea, Senegal… esiste una casta chiamata Griot, sono i custodi delle storie e delle tradizioni orali, custodi dell’intera identità culturale di un popolo, della sua conservazione e della sua trasmissione. Si dice che in Africa quando un griot muore è un’intera biblioteca che brucia.

Come è possibile raccontare una storia in modo tale da renderla indimenticabile?

 

Migrazioni e intercultura

Dopo quasi un trentennio dalla prima ondata migratoria del nostro tempo, molte cose sono state fatte, ma molte ne restano senz’altro d fare.

La scuola è sempre stata considerata al pari dei luoghi di lavoro come un momento tra i più significativi per la preparazione di una società culturalmente aperta, tollerante e accogliente, che faccia delle sue pluralità culturali e religiose fonti di arricchimento civile per tutti i suoi componenti.

La valorizzazione delle culture di provenienza è senza dubbio un tassello fondamentale all’interno di un programma scolastico che abbia come fine ultimo il superamento degli stereotipi culturali e la prevenzione di ogni forma di razzismo. Conoscere le culture e le ricchezze dei paesi di provenienza o di origine degli allievi migranti o di seconda generazione aiuta a ricollocarne la storia al di fuori dei clichè e dei luoghi comuni che rispecchiano le più profonde distorsioni sociali legate al tema dell’immigrazione.