Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

A teatro - PROMESSI! OVVERO I PROMESSI SPOSI IN SCENA di Teatro Invito - 11/16 anni

A teatro - PROMESSI! OVVERO I PROMESSI SPOSI IN SCENA di Teatro Invito - 11/16 anni - Immagine: 1
PDC - Edizione 2026-2027
compagnia: Teatro Invito
di: Luca Radaelli
tratto da: I promessi sposi - Alessandro Manzoni
drammaturgia: Luca Radaelli
coautore: consulenza al canto corale Antonio Pizzicato
cast: Nicola Bizzarri, Marco Continanza, Michele Fiocchi, Beatrice Marzorati, Giusi Vassena
regia: Luca Radaelli, Beppe Rosso
durata: 70 minuti
A teatro - PROMESSI! OVVERO I PROMESSI SPOSI IN SCENA di Teatro Invito - 11/16 anni
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Scheda tecnica

Spettacolo a teatro - 11/16 anni
Data disponibile: 05/04/2027
Per prenotare lo spettacolo, compila il form (attivo fino al 30 giugno 2026): https://forms.gle/AmQBEHBJi7vMLhR58
Ulteriori informazioni allo 02 67397836 (AGIS lombarda) oppure scuola@agislombarda.it

 

Il punto di partenza di questo spettacolo è la sceneggiatura di Pasolini in cui fa raccontare la vicenda da Renzo ai propri figli in flash-back. La famiglia Tramaglino fa da coro al racconto: Lucia e i bambini intervengono a commentare e intercalare la narrazione. L'intuizione di Pasolini ha riscontro peraltro nel testo dei Promessi Sposi, dove si allude al fatto che Renzo stesso sia la fonte diretta dell'anonimo romanzatore seicentesco. Un racconto orale, quindi.
Abbiamo trovato questa impostazione assai congeniale al nostro modo di fare teatro, legato alla narrazione, alla memoria, alle vicende storiche viste dal punto di vista della gente semplice. Cinque attori, in scena dall'inizio alla fine dello spettacolo, sono gli officiatori di un rito che serve a tramandare la testimonianza delle vicende vissute dai due operai tessili lecchesi all'inizio del XVII secolo, ma che trascendono, attraverso il racconto, il tempo e lo spazio.
Ogni attore ha un proprio personaggio: Abbondio, Agnese , Cristoforo, Lucia, Renzo, tuttavia la coralità del racconto fa sì che dal tessuto drammaturgico emergano anche le voci dei personaggi minori. Ma soprattutto emerge la voce del popolo dolente, furente, impaurito, quel popolo che deve superare, come flagelli biblici, le prove della carestia, della guerra e della peste, e da cui esce prepotente quell'anelito di giustizia, che fonderà poi la scrittura della Colonna Infame. Due sono le strade per affrontare tali prove: quella della rivendicazione sociale, sperimentata da Renzo, e quella della devozione, che porterà Lucia al miracolo; entrambe simboleggiate dal pane, cibo del corpo e dell'anima.Il percorso dei personaggi si dipana come in un gioco dell'oca. La festa di matrimonio, interrotta all'inizio, si potrà finalmente celebrare.

 

Note di regia:
Abbiamo lavorato sui differenti registri che si evincono dal romanzo: da quello lirico delle descrizioni paesaggistiche ("Quel ramo del Lago di Como...", "Addio monti..."), a quello epico delle azioni di massa (I tumulti di San Martino, la calata dei Lanzichenecchi); da quello comico dei dialoghi specialmente imperniati sulla figura di Don Abbondio, coloriti di teatralissimi "a parte", a quello tragico, legato invece ai personaggi "scespiriani" dell'Innominato e della Monaca di Monza.
La riscrittura del testo e le soluzioni registiche vanno nel solco della riscoperta del teatro popolare, un teatro che cerca le proprie ragioni nell'immediatezza del rapporto con il pubblico, secondo principi mutuati dalla poetica brechtiana. La lingua usata è un pastiche di italiano e dialetto lombardo, in cui affiorano il latino della Chiesa e lo spagnolo dei dominatori. Il canto, eseguito coralmente dagli attori, accompagna lo svolgimento della vicenda e ne sottolinea la ritualità, pescando nel repertorio popolare lombardo.

 

Numerosi sono i temi presenti in un testo in cui non mancano agganci con l'attualità: la Storia si ripete ciclicamente: come non vedere nei Bravi dei mafiosi, nei tumulti di san Martino le manifestazioni degli anni di piombo, nel diffondersi della peste sinistre somiglianze con la pandemia di Covid 19?
La tematica più forte che vi abbiamo riscontrato, tuttavia, è la Giustizia. Manzoni sentiva acutissimo il problema della Giustizia, a cui dedicherà poi "La storia della Colonna Infame", soprattutto nei confronti degli umili.
"I promessi sposi" è il primo testo della letteratura colta che parte dal punto di vista del popolo: una coppia di operai che si trova al centro del vortice della Storia. Un sopruso da parte di un potente impedisce la felicità dei due giovani, questi rispondono seguendo due vie distinte: Renzo attraverso la rivolta sociale, incontrerà altre ingiustizie scontrandosi con l'ordine costituito, e sarà costretto all'esilio; Lucia, attraverso la devozione, che la porterà al miracolo della conversione dell'Innominato.
Il nostro sguardo corre laicamente dall'uno all'altro di questi poli, si posa con rispetto su Cristoforo, frate con vocazione guerriera, e con indulgenza su don Abbondio, nelle cui debolezze alla fine ci riconosciamo, divertiti, un po' tutti.