Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

A teatro - KANU di Piccoli Idilli - 4/16 anni

A teatro - KANU di Piccoli Idilli - 4/16 anni - Immagine: 1
PDC - Edizione 2026-2027
compagnia: Piccoli Idilli
di: Filippo Ughi
cast: con Bintou Ouattara musiche dal vivo a cura di Souleymane Diabate (kora, gangan, voce) Cyrille Oulane / Kady Coulibaly(bara, calebasse, voce) in collaborazione con Kadi Coulibaly
regia: Filippo Ughi
durata: 45 minuti
A teatro - KANU di Piccoli Idilli - 4/16 anni
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Scheda tecnica

Spettacolo a teatro - 4/16 anni
Data disponibile: 20/04/2027
Per prenotare lo spettacolo, compila il form (attivo fino al 30 giugno 2026): https://forms.gle/AmQBEHBJi7vMLhR58

Ulteriori informazioni allo 02 67397836 (AGIS lombarda) oppure scuola@agislombarda.it

 

Accompagnamento musicale a cura di Kady Coulibaly / Moro Kanute (voce, bara e calebasse) e Yaya Dembele / Cyrille Oulane (voce, kora, gangan). Spettacolo vincitore In-Box Verde 2019.

 

Lo spettacolo
KANU (amore in lingua bambarà) è uno spettacolo di narrazione con musica dal vivo, tratto da un racconto
africano. Malinkè, per la precisione.
Due griot del Burkina Faso, accompagnano il racconto di Bintou Ouattara con kora, gangan, bara e calebasse. Il ricordo dei cantastorie d'Africa, custodi delle tradizioni orali e depositari della memoria di intere civiltà, diventa uno spettacolo originale, brillante, con tratti di fine umorismo e paradossale comicità.
La leggenda della nascita del fiume Niger procede al ritmo regolare e disteso della kora, il canto ci culla nell'attraversarlo, le anse e le svolte improvvise sono incarnate da Bintou con una narrazione sempre sorprendente e luminosa.
Una vecchia, un vitello, un segreto, un re, una ragazza, un mercante, una magia, una regina e una famiglia troppo numerosa, l'amore, gli antenati, grasso di toro, viaggi, tabù, gioielli ashanti, marabutti, indovini, ippopotami e coccodrilli... Il Niger è trasparente e affacciandoci dai bordi di una piroga immaginaria possiamo intravedere le ombre dei personaggi di storie antiche, tramandate nel canto e mai dimenticate. O forse, quello che vediamo, trasognati e avvolti dalla musica, altro non è che la superficie, lo specchio d'acqua del fiume, e il racconto si rivela essere solo l'immagine riflessa del nostro volto, con il suo enigma antico e misterioso.
Kanu è la trasposizione teatrale di un racconto, di un immaginario simbolico e di una sensibilità poetica legata a una cultura, dove il destino dell'uomo si compie in simbiosi con le forze della natura e il potere occulto della parola. Una cultura di cui sappiamo pochissimo, che oggi bussa alle nostre porte con la sua straripante vitalità, la sua voglia di raccontarsi, il suo orgoglio e la sua eleganza.

 

La compagnia

"Piccoli Idilli" è un'associazione nata nel 2006 per iniziativa di Filippo Ughi e Eugenia Neri provenienti da dieci anni di formazione artistica e attività organizzativa con il Teatro la Ribalta di Merate diretto da Antonio Viganò, con lo scopo di promuovere diffondere cultura dal vivo attraverso la promozione e la produzione di manifestazioni teatrali, spettacoli e laboratori. Durante gli anni del Teatro la Ribalta conoscono e promuovono artisti (hanno collaborato a lungo con Julie Stanzak della Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch) e progetti che spaziano dal teatro di ricerca al teatro per ragazzi, di integrazione e partecipazione sociale (Filippo Ughi è stato assistente di A. Vigano durante l'esperienza con la compagnia francese degli Oiseau Mouche). In “Piccoli Idilli” confluiscono e prendono strade autonome tutte quelle esperienze.

Piccoli Idilli valorizza le esperienze artistiche e antropologiche che Filippo Ughi sviluppa in dieci anni di viaggi teatrali in Africa Occidentale. Dall'anno della sua nascita Piccoli Idilli promuove laboratori di tutti i tipi (teatro, danza e musica- per bambini, ragazzi e adulti) dove coinvolge i migranti in percorsi teatrali eterogenei che vedono nella presenza dello “strano” e dello “straniero” in tutte le sue accezioni, il loro tema dominante.

Tra le sue produzioni teatrali "Sole nero Luna rossa", con cast di attori multietnico e presentato al Festival di Santarcangelo dei Teatri nel 2008, "Hic sunt leones" sul tema dei bambini soldato tratto da “Allah non è mica obbligato” dell'ivoriano Ahamadou Kourouma, “Senza Sankara- uno spettacolo di teatro danza e musica africana” progetto vincitore del bando MigArti-Spettacolo 2016 a cura del MiBACT, “Kanu” spettacolo di narrazione per un'attrice, una cantante e un suonatore di kora, spettacolo vincitore In-Box Verde 2019 e “Dannatamente libero” coprodotto da Mittelfest2020.

Nel 2021 gli artisti della compagnia sono impegnati nella realizzazione e nella tournée di “Black Aida” co produzione dell'Associazione Arena Sferisterio-Macerata Opera Festival e della compagnia ATGTP di Jesi.

 

Bintou Ouattara

Attrice e danzatrice è nota in tutta l'africa francofona per aver interpretato il ruolo di Penda nella serie televisiva franco-burkinabè “Les Bobodiouf”diretta da Patrick Martinet. In Italia ha partecipato a diversi spettacoli di Virgilio Sieni e ha recitato in diverse produzioni cinematografiche e televisive tra cui “Cose dell'altro mondo” diretto da F. Patierno con Diego Abatantuono e “La vita facile” di L. Pellegrini con Stefano Accorsi. Diplomata all'Arsenale di Milano con Ida Kuniaki e Marina Spreafico, è attrice in tutte le produzioni Piccoli Idilli. Ha inoltre partecipato a spettacoli dei coreografi Enzo Cosmi e Ariella Vidach, collabora come attrice con il Festival SUQ di Genova con cui ha partecipato all’allestimento dello spettacolo “Da madre a madre” e con il Centro Arterie con cui è attrice nello spettacolo “L’assedio” diretto dal coreografo libanese Bassam Abou Diab, e con la compagnia di teatro ragazzi “Quanto Basta” ha messo in scena lo spettacolo di teatrodanza per l'infanzia “Bianca e Nera”.

 

Rassegna stampa

Bintou Ouattara racconta una storia, una favola emblematica nei suoi contenuti sociali, affidando il suo evento ad una gestualità ammaliatrice, a movimenti sinuosi, a ritmi incalzanti, alla creatività fantastica di trasformarsi nei diversi personaggi del racconto, al canto, alla danza tipica della cultura africana, per offrirsi, rapportarsi ad un folto pubblico variegato, in cui erano presenti diverse etnie, persone che vanno da fanciulli ad adulti, con una massiccia presenza femminile. (Mario Mattia Giorgietti SIPARIO in occasione del SuqFestival di Genova 2018)

 

Agghindata come una vera regina, ci ha narrato un'antica storia africana, intrisa di mistero, un vero e proprio racconto di Metamorfosi, dove gli uomini si cangiano in animali per perpetuare un amore, reso impossibile dal destino e dall'arroganza del potere. Parola, canto e danza si fondono insieme, trasportandoci in un mondo misterioso, restituendoci senza falsità tutto l'autentico sapore dell'Africa profonda. (Mario Bianchi EOLO.IT)

 

Applausi per uno spettacolo che fa riscoprire la nostra umanità, esorta ad avere la luce negli occhi, ad amare tutto ciò che la vita offre, senza arroganza ed, invece, con gratitudine, pazienza e dignità, con “kanu” ovvero amore in senso realmente pieno. (Laura Guarducci GIORNALE DI VICENZA)

 

Nel momento in cui l'uomo nero fa paura come mai era accaduto nel nostro paese negli ultimi decenni, Filippo Ughi trasforma il teatro in una grande festa. (...) Bintou Ouattara è portatrice di una grammatica del racconto fatta di un rigore leggero e sconosciuto. Il suo corpo si muove con precisione accogliendo la parola e la ritmica con cui questa viene scandita. (Andrea Pocosgnich- Teatro e Critica)

 

E umanità, senso di ariosa gratitudine. Kanu è un'esortazione all'armonia, alla vita autentica. Un invito ad amare e apprezzare tutto ciò che la vita ci offre. In qualche modo, Kanu è la risposta. La risposta a quello di cui il teatro, oggi, ha davvero bisogno. (Renata Savo SCENECONTEMPORANEE)

 

E poi eccolo, un sottile torrente di parole crea una storia che diventerà un fiume in piena grazie a una gestualità puntuale che non perde mai eleganza. (...) danze che portano gioia, mani che battono sempre più velocemente coinvolgendo tutto il pubblico, musiche che si incontrano, si attorcigliano come una danza parallela e invisibile. (Ester Letizia Giammario TEATRO E CRITICA)

 

Kanu è una storia che parla di amore, ma anche di magia e metamorfosi, con la grazia di un sorriso, l'orgoglio di una tradizione antichissima e la raffinata consonanza di ritmo e ballo. (Gilda Tentorio PAC-PANEACQUACULTURE)

 

La storia che è stata raccontata è una storia d’amore; niente principesse da salvare o mostri da sconfiggere. Solo amore, e pure tanto.  Abnegazione per l’altro, sacrificio ed empatia. E tanta, tanta musica e tanti canti in lingue che non conosco ma che sento profondamente mie. In un teatro gremito di bambini che erano davvero meno alti di un pinguino, ho percepito la gioia di vivere e la consapevolezza che le storie come questa, per quanto possano venire bistrattate e considerate inutili hanno un grande valore: aiutano a non diventare cinici e stanchi. (Alessandra Bracciali AREZZO CROWD FESTIVAL)

 

Musica e danza

Lo spettacolo è una narrazione che fa largo uso di metafore e di linguaggi simbolici. La musica e il canto lungi dall’essere un semplice sottofondo sono materia prima della narrazione. L’incedere del racconto non è legato soltanto ai suoi significati ma anche e soprattutto alla forza evocativa della musica e della voce della cantante, il ritmo ci porta completamente al di fuori di un universo di comprensioni logiche, ci avviciniamo ai linguaggi dei sogni e alla suggestione del linguaggio poetico e simbolico.

Al pari della musica, legata all’ascolto e quindi alle attività cognitive, possiamo indagare la danza presente in diversi momenti della narrazione e tutti i linguaggi non verbali su cui è costruita la trama non verbale e visiva del racconto.

 

Laboratorio Primi Salti

La danza in Africa è tradizionalmente parte di un progetto educativo con cui si tramanda l’identità culturale condivisa di una popolazione. Oggi la danza africana offre ai ragazzi l'opportunità di lavorare sul proprio corpo in modo divertente ed espressivo. La vitalità delle danze africane si adatta molto bene all’energia dei ragazzi, e li conduce verso un lavoro corporeo efficace, che aiuta a migliorare la postura e dà tonicità ai muscoli che molto spesso nelle loro attività quotidiane non lavorano in modo sano.

Si impara a conoscere e a contenere meglio il proprio corpo, esplorando le sue molteplici possibilità, scoprendo anche i movimenti del torso e del bacino, e ascoltando il contatto dei piedi con il suolo e favorendo la loro efficienza e mobilità.

Si apprende ad esprimere le varie emozioni, dando loro sfogo in maniera fisica ed istintuale, in modo che il bambino si liberi dagli stress piccoli e grandi della quotidianità, ed impari ad avere maggiore fiducia in se stesso, e nelle proprie capacità.

La capacità di coordinazione migliora e con essa l’efficienza nei movimenti, che nella tradizione africana non sono tecnici ma si adattano al corpo di ognuno in maniera personale.

 

La tradizione orale

Lo spettacolo è tratto da un racconto della tradizione africana, quindi appartenente alla tradizione orale e non scritta. Oggi lo troviamo trascritto e tradotto in italiano in una raccolta di racconti.

In Africa la lingua scritta si è diffusa solo in seguito alla penetrazione islamica e molti secoli dopo con il colonialismo.

L’identità culturale e storica di moltissime popolazioni si è così tramandata solo oralmente.

Che cos’è la memoria? Che cosa è la memoria collettiva di un gruppo di persone?

In Africa Occidentale nei territori occupati a suo tempo dagli imperi malinkè e oggi noti con il nome degli stati post coloniali del Mali, Ghana, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Guinea, Senegal… esiste una casta chiamata Griot, sono i custodi delle storie e delle tradizioni orali, custodi dell’intera identità culturale di un popolo, della sua conservazione e della sua trasmissione. Si dice che in Africa quando un griot muore è un’intera biblioteca che brucia.

Come è possibile raccontare una storia in modo tale da renderla indimenticabile?

 

Migrazioni e intercultura

Dopo quasi un trentennio dalla prima ondata migratoria del nostro tempo, molte cose sono state fatte, ma molte ne restano senz’altro d fare.

La scuola è sempre stata considerata al pari dei luoghi di lavoro come un momento tra i più significativi per la preparazione di una società culturalmente aperta, tollerante e accogliente, che faccia delle sue pluralità culturali e religiose fonti di arricchimento civile per tutti i suoi componenti.

La valorizzazione delle culture di provenienza è senza dubbio un tassello fondamentale all’interno di un programma scolastico che abbia come fine ultimo il superamento degli stereotipi culturali e la prevenzione di ogni forma di razzismo. Conoscere le culture e le ricchezze dei paesi di provenienza o di origine degli allievi migranti o di seconda generazione aiuta a ricollocarne la storia al di fuori dei clichè e dei luoghi comuni che rispecchiano le più profonde distorsioni sociali legate al tema dell’immigrazione.