Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

A scuola - VOLO di Teatro Prova - 2/6 anni

A scuola - VOLO di Teatro Prova - 2/6 anni - Immagine: 1
PDC - Edizione 2026-2027
compagnia: Teatro Prova
di: Chiara Carrara, Sara Piovanotto
drammaturgia: Chiara Carrara, Sara Piovanotto
cast: Giusi Marchesi, Cristina Zanetti
regia: Chiara Carrara, Sara Piovanotto
durata: 40 minuti
A scuola - VOLO di Teatro Prova - 2/6 anni
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Scheda tecnica

Spettacolo a scuola - 2/6 anni
Date disponibili: da concordare a.s. 2026/2027
Per prenotare lo spettacolo, compila il form (attivo fino al 30 giugno 2026): https://forms.gle/WC7MkKgVmjAdiSsG9

Ulteriori informazioni allo 02 67397836 (AGIS lombarda) oppure scuola@agislombarda.it

 

Luci Marco Raineri, oggetti di scena Angelo Andreoli,  costumi Florica Giuglan,  partitura vocale Antonello Cassinotti, supervisione al canto Miriam Gotti.

 

L’equilibrio tra vertigine e sicurezza: sperimentare l’emozione del "nuovo" sapendo di avere una base solida a cui fare ritorno.

Il distacco come crescita: vivere il momento della separazione non come una rottura, ma come l’inizio di un’indipendenza fiduciosa.

La relazione caregiver-bambino/a: riflettere sul ruolo dell'adulto come "osservatore stimolante" che garantisce protezione senza frenare la curiosità.

La scoperta del Sé e dell’Altro: attraversare lo spazio scenico (e della vita) per incontrare l’ignoto e arricchire il proprio bagaglio di esperienze.

 

La scena si presenta con due spazi semicircolari delimitati e distanziati tra loro. Il pubblico è a contatto con un punto di vista insolito.
I due personaggi si scoprono mentre esplorano e attraversano la scena.
Il gioco diventa un “dialogo” verso sé, verso l’ambiente, per arrivare alla relazione con l’Altro che apre all’apprendimento di nuove possibilità di crescita. È un incontro di altezze, un intreccio di piacere e paura, la mancanza di fiato e pura adrenalina.

Il volo si presenta come metafora di una dinamica che porta a lasciare le proprie certezze per esplorare l’ignoto e sviluppare così la propria capacità di adattamento.
Questo processo, dal punto di vista della relazione tra il bambino e la sua “base sicura”, corrisponde alla possibilità di staccarsi, di andare oltre, di prendere il volo senza rompere il legame che lo unisce all’Altro.

NOTA: max 100 bambini ed educatrici / educatori disposti in platea ai lati della scena (lato lungo) seduti su tappeti o cuscini.

 

Note di regia

Nella costruzione della drammaturgia ci siamo poste la sfida di voler tenere compresenti due registri differenti: quello dello spettatore bambino e quello dello spettatore adulto.
In scena dialogano il punto di vista del bambino, la sua capacità di giocare e il desiderio di sperimentare la scoperta dell’ignoto; e il punto di vista dell’adulto che, senza perdere la sua identità, osserva, partecipa e stimola alla crescita e alla relazione.
In questo dialogo il piccolo spettatore viene coinvolto in un processo di identificazione con le attrici in scena e le loro vicende; nel contempo però anche il grande spettatore viene sollecitato a una riflessione riguardo alla sua posizione nel ruolo di caregiver.

Nella nostra pluriennale esperienza di lavoro con le coppie adulto/bambino osserviamo sempre più spesso che l’istintiva necessità del piccolo all’esplorazione, non sempre è accompagnata da un altrettanto naturale tendenza dell’adulto di porsi come una “base sicura” che garantisca sicurezza, fiducia e libertà.

Riteniamo che il ruolo del caregiver sia complesso, sfugga da regole fisse, in continuo cambiamento e che vada scoperto nel vivere insieme quotidiano.

Il rischio è la tendenza a oscillare tra gli estremi dell’iperprotezione e della trascuratezza, che sappiamo essere entrambe pericolose per la costruzione dello stile di attaccamento del bambino e di conseguenza del suo benessere psicofisico.
Pertanto, adottando come prospettiva la teoria di Bowlby secondo la quale uno stile di attaccamento si definisce sicuro “quando un bambino sente che la sua figura di riferimento è sensibile ai suoi bisogni e sa dargli protezione e senso di sicurezza", nella nostra messa in scena adottare il punto di vista del bambino vuol dire anche creare le condizioni per cui il “giovane esploratore” percepisce che il contesto attorno a lui è affidabile, sicuro e “le sue prove di volo” sono accettate, permesse e garantite.
Abbiamo scelto il Volo come una metafora per indicare il processo di crescita che porta un individuo, sia esso bambino o adulto, a lasciare lo stato acquisito per intraprendere una nuova fase evolutiva di cambiamento (“spiccare il volo”, “prendere il volo”).