Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

A scuola - 3 PIGS. COSA È CASA di Scarlattine Progetti - 3/11 anni

A scuola - 3 PIGS. COSA È CASA di Scarlattine Progetti - 3/11 anni - Immagine: 1
PDC - Edizione 2026-2027
compagnia: Scarlattine Progetti
cast: Noemi Bresciani, Benedetta Brambilla, Liliana Benini o Sofia Bolognini
regia: Anna Fascendini
durata: 50 minuti
A scuola - 3 PIGS. COSA È CASA di Scarlattine Progetti - 3/11 anni
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Scheda tecnica

Spettacolo a scuola - 3/11 anni
Date disponibili: da concordare a.s. 2026/2027
Per prenotare lo spettacolo, compila il form (attivo fino al 30 giugno 2026): https://forms.gle/WC7MkKgVmjAdiSsG9

Ulteriori informazioni allo 02 67397836 (AGIS lombarda) oppure scuola@agislombarda.it

 

Tre attrici raccontano: senza parole, danno vita a una nuova versione della favola classica attraverso il gioco con la paglia, il legno e la terra e animando tre piccoli maialini, una scrofa e il lupo. I tre porcellini non sono tre fratelli ma tre sorelle, non costruiscono da sole per difendersi ma condividono le loro case per arrivare a inventarne insieme una imbattibile, in una “bioedilizia” fantastica.

Di fronte a una casa di tale unione il lupo non potrà fare altro che esser invitato ad entrarvi!

 

Note di Regia (Anna Fascendini)

Quello che mi ha sempre attirato di più della storia dei Tre porcellini era l’idea di costruire un’intera casa solo con la paglia, solo con il legno e solo con i mattoni. L’interesse per il materiale con cui i tre porcellini costruiscono le loro case, prevaleva nel mio immaginario d’infanzia sullo svolgersi stesso della favola dove il lupo alla fine, povero lupo, perde. I tre petulanti porcellini del musical Disney del 1933, con il suo indimenticabile ritornello, non suscitavano in me simpatia; mi divertiva di più intravedere la casa di paglia con il dettaglio dello zerbino, la casa di legno con una porta che restava in piedi senza le pareti e un pianoforte fatto interamente di mattoni (per non parlare del ritratto del papà dei porcellini sotto forma di salsiccia!).

Quando in età ormai adulta ho scoperto i cantieri partecipativi della bioedilizia in paglia e terra cruda ho pensato subito a loro, ai i tre porcellini. Al posto dei mattoni c’era la terra ma questo non mi allontanava dall’idea che se i tre porcellini si fossero messi insieme a costruire invece di fare ognuno la propria casetta avrebbero creato una casa in bioedilizia dove vivere tutti insieme per fronteggiare al meglio il lupo. L’ipotesi che la favola dei Tre porcellini sia stata inventata dalla lobby del mattone per incentivare l’edilizia industriale, ha ulteriormente acceso la mia curiosità. La favola appare per la prima volta nel 1843 in una raccolta inglese. È una di quelle storie che resta in testa facilmente rispetto a favole più antiche. La favola I tre porcellini ha un andamento lineare, che cavalca lo schema di struttura “a tre” così efficace nel racconto per l’infanzia. Il porcellino diligente, quello che si salva dal lupo, è un gran lavoratore e, al contrario dei suoi due fratelli che suonano e ballano tutto il giorno e costruiscono le loro case in quattro e quattr’otto, pensa solo a faticare. Ottimo modo di pensare per chi puntava allo sviluppo industriale di fine ottocento, la borghesia nascente.

Poi ho letto I tre porcellini di Giusi Quarenghi. Nel bellissimo albo illustrato da Chiara Carrer, la storia porta una rivoluzione alla trama: la casa del terzo porcellino, anzi della terza porcellina, è un cerchio di fuoco, un cerchio che permette di stare insieme al sicuro senza chiudersi dentro quattro mura. Scopro anche che lo spazio dedicato al combattimento di Sumo, il dohyo, è costruito con paglia, terra e legno. Conosco pochissimo il Sumo ma questa coincidenza mi apre a nuove associazioni con il mondo orientale dove la paglia è il triangolo, il legno il quadrato e la terra il cerchio, come il disegno shintoista del monaco Sengai Gibon (1750-1837).

Da tutto questo nasce l’idea dello spettacolo. C’ è un lavoro sui materiali, così fortemente evocativi di mondi antichi: la paglia della raccolta del grano, il gioco del costruire capanne di legna nel bosco, il profumo della terra. Poi c’è il lavoro con il teatro di figura che ci permette di aprire al mondo onirico.

Tre attrici raccontano attraverso il gioco dei loro corpi una nuova versione dei fatti: non sono tre fratelli ma tre sorelle. Non costruiscono da sole la loro casetta ma condividono le loro case per poi arrivare a costruirne una imbattibile, quella fatta di terra, paglia e legno. Di fronte a una casa di tale unione il lupo non potrà fare altro che arrendersi.