Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

Pigmalione

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compagnia: Eco di fondo
di: Giacomo Ferraù e Giulia Viana
drammaturgia: Giacomo Ferraù e Giulia Viana
cast: Giacomo Ferraù
regia: Giacomo Ferraù e Giulia Viana, assistenti alla regia Sebastiano Bronzato, Calogero Scalici
coreografia: disegno luci Giuliano Almerighi, allestimento audiovisivo Lorenzo Crippa
durata: 70 minuti
Pigmalione
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Scheda tecnica

PIGMALIONE è ispirato alla vera storia di Kurt Gerron, un regista ebreo a cui il Terzo Reich commissionò un documentario su Terezin. Terezin era un campo di concentramento vicino Praga e Kurt uno dei prigionieri. Un documentario sulla vita del ghetto-modello. Un film che doveva dare una versione assolutamente falsa della realtà sulle condizioni di vita nei campi di concentramento. Per organizzare l’inganno e rendere tutto verosimile, le SS ordinarono ai prigionieri di “abbellire” il ghetto e di “metterlo in ordine”: furono creati giardini, si dipinsero le case, addirittura sugli edifici vennero poste finte insegne di scuole e teatri. Furono gli stessi Ebrei a lavorare al film propagandistico come attori, comparse e scenografi. Uno spettacolo che si interroga sul rapporto tra verità ed arte, sulla funzione sociale di una creazione artistica. Dove si ferma l’onestà intellettuale di un artista? Qual è il dovere etico rispetto ad una commissione, qualora l’artista stesso sia ingaggiato dal potere per realizzare un’opera destinata alle masse? Pigmalione è uno scultore, si innamora della sua opera d’arte fino a renderla viva. Pigmalione ha la possibilità di realizzare il più grande film della sua vita: più di 40.000 comparse, un’intera città prigione che per l’occasione viene allestita come un set cinematografico. Insomma, la più grande bugia di tutti i tempi.

Cosa significa vendere l’anima al diavolo per realizzare il proprio sogno? Si può amare la propria opera più della nostra stessa vita?

“Terezin era un campo di concentramento.

Io ho fatto un documentario ottimistico su un campo di concentramento.

Se qualcuno critica quello che ho fatto è perché è invidioso, magari qualcuno insala avrebbe voluto essere al mio posto, forse.

Forse quel qualcuno dice che dovrei vergognarmi, che dovrei chiedere scusa per quello che ho fatto.

Invece ne vado molto orgoglioso.

Io non ho mentito, ho fatto arte.

E su questo non ho altro da dire.”

 

Ringraziamenti: Teatro dell’Elfo e Campo Teatrale per l’ospitalità, Simone Faloppa per la consulenza cinematografica, Chiara Ameglio per la consulenza coreografica, Claudia Groppa per il costume, Umberto Terruso.

Spettacolo inserito nel progetto Una casa per l’Umano con il sostegno di Regione Lombardia e del Comune di Milano

 

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