LETTERE DALL’ALDILÀ
SPETTACOLO VINCITORE DEL PREMIO DANTE CAPPELLETTI 2024
SINOSSI
Elio non sa piangere, non ci riesce proprio. Lui, che ha perso entrambi i genitori in un incidente stradale quando era poco più che adolescente, ora si trova spaesato di fronte alla fragilità. Eppure la sua condizione di orfano lo ha definito in tutto e per tutto: nelle sue relazioni, nelle passioni, nel confronto con l’altro. Fa il giornalista e, ironia della sorte, si occupa di necrologi. Eppure quando si ritrova tra le mani la possibilità di cambiare e tenere una rubrica tutta sua, tutto ciò di cui sembra riuscire a parlare è sempre la morte, il lutto. Solo che se vuole salvare la sua relazione con Arianna, stremata da una convivenza in cui il suo compagno non si lascia mai andare emotivamente, se vorrà risanare la sua amicizia con Vlad, giovane prete in crisi mistica a metà tra un amico e un confessore, insomma se vorrà salvarsi e non rimanere da solo con il suo lutto Elio dovrà cominciare ad aprirsi e trovare qualcosa di nuovo in cui identificarsi, diverso dalla morte. Qualcosa di vivo.
IL PROGETTO
Lettere dall’aldilà è uno spettacolo che si fonda sulla drammaturgia e sulla parola. È un’esplorazione su dei temi poco frequentati sulle nostre scene, temi come il lutto e la religiosità, affrontati con crudezza e pensosa leggerezza di tono, in costante dialettica con la potenza del soggetto e attenzione alla parola, alla ricezione del pubblico. Intenzione del lavoro è quella di far entrare gli spettatori dentro a un ambiente intimo e privato, in quei luoghi scomodi e appiccicosi che tendiamo a tenere per noi: le nostre fissazioni e feticismi, le nostre idiosincrasie e fragilità. Al cuore dello spettacolo c’è la volontà di parlare apertamente di questi temi senza sovrastrutture stilistiche o imbellettamenti di regia. La scena è affidata agli attori e attrici e al loro lavoro sullo stare, sul diventare privati in pubblico per far entrare gli spettatori dentro questa piccola epopea emotiva che, prima o poi, tutti affronteremo.
NOTA DELL’ AUTORE
Questo testo ha come tema centrale il lutto, o meglio, il tentativo di superamento del lutto. Se mai un superamento è possibile. Sono partito da esperienze e ricordi personali, dal mio rapporto con il lutto e con la sua convivenza. L’ho scritto probabilmente per fare ciò che prova a fare Elio, il protagonista, ovvero uscire dalla condizione dell’orfano. Una condizione nella quale il lutto, come una melmosa coperta di Linus, mi avvolgeva pur contro la mia volontà. Ma senza riuscire a fare niente a riguardo, forse per paura di uscire da quella consolante condizione in cui le persone si misurano in base a quanto hanno sofferto. E io in quel campionato vincevo.
Lo spettacolo si muove all’interno di due spazi: la casa e la chiesa. Tra questi due spazi però è necessario inserirne un terzo, un luogo intimo e metafisico, un luogo che si faccia carico del tentativo di piegare le regole del razionalmente sensato. Un luogo in cui il dialogo con l’ aldilà è percepito come quasi possibile. Una metafora del tentativo di Elio che attraverso la rubrica “Lettere dall’aldilà”
cerca di dare l’illusione ai lettori di parlare con i loro defunti. E anche se la rigidità delle nostre strutture quotidiane ci insegna che ciò non è possibile, anche se in questa nostra vita “casa e chiesa non trova spazio questo tipo di conversazione, forse sta in quel tentativo il vero dialogo con il dipartito. In quell’istante assurdo, insensato e irrazionale, in cui ci rendiamo conto che “mai più” è un tempo lunghissimo, incomprensibile per le nostre menti finite. Ecco, in quel nostro combattere contro il “mai più”, nel nostro non capirlo, si apre una possibilità, una tensione per cercare di lasciare quello spiraglio socchiuso. Questo è lo spazio che vorrei creare scenicamente per dare sospensione e spazio alla sublimazione della perdita. Proprio per questo lavoriamo scenicamente per valorizzare il cambio di ritmo costante, per non preparare lo spettatore a ciò che sta per succedere perché al lutto non si arriva mai preparati.