Lo spettacolo in Lombardia

L'adolescenza è una nostalgia

L'adolescenza è una nostalgia - Immagine: 1
compagnia: Teatro de Gli Incamminati
di: Matteo Bussola
tratto da: il libro "La neve in fondo al mare" di Matteo Bussola
drammaturgia: Francesco Meola e Silvia Giulia Mendola
cast: Giulia D’Imperio, Silvia Giulia Mendola, Francesco Meola, Fabio Zulli
regia: Silvia Giulia Mendola
in collaborazione: Associazione Culturale/Compagnia PianoinBilico
L'adolescenza è una nostalgia
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Scheda tecnica

da un’idea di Matteo Bussola

Progetto Compagnia PianoinBilico
Drammaturgia Francesco Meola e Silvia Giulia Mendola
Regia Silvia Giulia Mendola
Con Giulia D’Imperio, Silvia Giulia Mendola, Francesco Meola, Fabio Zulli
Assistente alla regia Gea Rambelli
Costumi e scenografia Mina Marea
Mix musicale Dj Morgana
Sound designer Massimo Leonardi
Produzione Teatro de Gli Incamminati in collaborazione con PianoinBilico
Illustrazione locandina Matteo Bussola e Emilio Pilliu
Grafica Locandina Yuri Pezzini
Si ringrazia EcoTeatro e Teatro del Borgo

 

L’adolescenza è una nostalgia per genitori e figli
Da un’idea di Matteo Bussola, fumettista, scrittore, conduttore radiofonico e autore de La neve in fondo al mare, lo spettacolo racconta un nodo del nostro tempo: la fragilità adolescenziale.
L’azione si svolge nel cortile interno di un reparto di neuropsichiatria infantile, un luogo dove il tempo é sospeso. Protagonisti quattro adulti, genitori di ragazzi lì ricoverati, cercano di ingannare l’attesa tra un caffè, un tiro di sigaretta e qualche parola di confronto, a volte di conforto.
Attraverso i loro dialoghi, le loro confessioni e i loro silenzi, questi genitori diventano portatori della storia dei loro figli: adolescenti che rifiutano il cibo, o si auto-infliggono dolore, che vivono l’estenuante fatica di crescere. Diventare se stessi comporta per un ragazzo una forma di distacco e di ribellione che mette in crisi il legame con chi lo ha messo al mondo. Lo spettacolo racconta una storia toccante, piena di grazia, sul tradimento che implica diventare sé stessi; parla di madri e padri spaesati, che condividono l’intollerabile sensazione di impotenza, di non essere più all’altezza del proprio compito, e quell’istante in cui genitori e figli smettono di riconoscersi, e parlarsi diventa impossibile.

Eppure, in questa fatica condivisa, i quattro genitori – pur essendo diversissimi – imparano a riconoscersi e ad aiutarsi. Tra gesti di inaspettata solidarietà, momenti di ironia o che fanno ritrovare loro perfino la voglia di ballare, intraprendono un percorso che li aiuta a comprendere come, in quel reparto, a tutti gli effetti siano ricoverati sia i figli sia i genitori. 
Questa storia ci ricorda che ogni essere umano è un mistero, anche quando siamo noi ad averlo generato.