NOIR
NOIR
CREDITS
regia e drammaturgia: Usine Baug
contenuti video: Angel Forloi, Pietro Pingitore
ricerca e interviste: Angel Forloi, Pietro Pingitore, Usine Baug
con: Ermanno Pingitore, Stefano Rocco, Claudia Russo
con frammenti del lavoro di: Angel Forloi
luci e tecnica: Emanuele Cavalcanti
assistente alla regia: Massimo Giordani
consulenza video live: Stefano Colonna
scenografie: Usine Baug, Federica Ferri, Arcangela Varlotta
si ringraziano: Laila Forloi, Alessandra Beltrame, Erica Magagnato, Gionata Soncini, Luca e Fabio Maniglio, Rossella Guidotti
produzione: La Corte Ospitale, Campo Teatrale
NOTE DI REGIA
Un documentarista scompare senza lasciare tracce. Si chiama Angel Forloi. Di lui restano testimonianze contraddittorie, frammenti del suo lavoro, ipotesi, vuoti.
Noir è un’indagine che cerca di dare forma a questa assenza, abitando un vuoto che continua a sottrarsi a ogni spiegazione.
Tra atmosfere true crime e teatro di inchiesta, la scomparsa di Forloi diventa specchio di un presente che resiste ad ogni tentativo di essere afferrato e sembra non lasciare spazio ad alternative.
Noir sceglie di sostare dentro questo buio, aprendo un varco al dubbio e all'immaginazione, a quei territori dell'esistenza in cui qualcosa è ancora possibile.
LA SCENA
La scena è essenziale ed è concepita come un dispositivo in continua trasformazione.
Gli attori sono al tempo stesso narratori di un’indagine, testimoni dei fatti e manipolatori del racconto: ricostruiscono gli eventi, li mettono in discussione, cambiano prospettiva e guidano lo spettatore attraverso diversi livelli di realtà.
La composizione scenica intreccia linguaggi differenti: una videocamera in presa diretta cattura dettagli di mondi possibili, oggetti e corpi, espandendo lo spazio scenico e generando immagini che oscillano tra l’infinitamente piccolo e l’immensamente grande. Il video live, i materiali audio, il teatro d’ombre e la manipolazione di oggetti si incontrano in una drammaturgia che attraversa i confini tra documento e finzione, presente e futuro.
Il video diventa uno strumento di trasformazione dello sguardo: ne emergono paesaggi instabili e onirici, attraversati da visioni, in cui si intrecciano solitudine e incontro, memoria e desiderio, fino a dischiudere spazi di possibilità ancora inimmaginabili.