Pesci rossi - una favola urbana
Età di riferimento: dagli 11 anni
Si alzano, le case, come giganteschi libri di pietra, sui quali nulla è scritto.
Righe di finestre grigio pallido, che vanno sempre, indistintamente, a capo.
E, in ogni stanza, uomini e donne, accuratamente soli, nuotano come pesci rossi in una boccia di vetro.
Pesci rossi - Una favola urbana è uno spettacolo per tre personaggi: una ragazza, un ragazzo e la città, che agisce su e tra loro per replicare la sua legge.
Pesci rossi si svolge tutto a una fermata del tram, dove si aspetta, si aspetta anche a lungo, come a lungo in città avviene di aspettare fermi nel traffico, o in coda per pagare alla cassa, o alla posta, al bancomat, davanti a una biglietteria.
Pesci rossi si compie senza parole, senza nomi e senza sguardi, come senza parole, senza nomi e senza sguardi, si rimane in ascensore, o di fianco a un’altra persona che non conosciamo, in coda come noi.
Corpi fermi, che aspettano: di muoversi, di guardarsi, di parlare, di conoscersi, di toccarsi per un attimo, contravvenendo alle leggi della grande città.
E pioggia, e “in coda”, e “ricalcolo”, finché a non guardarsi non ce la si fa più…
Pesci rossi è una lunga coreografia muta e distillata, sepolta sotto mal trattenuti impulsi di contatto, di parola e di sentimento, sulle orme di Jaques Tati nel suo Playtime.
Una comicità surreale e attonita di fronte all’assurdo svolgersi del contemporaneo, rivolta a ragazzi chiusi tra strade troppo affollate o tra schermi troppo luminosi, che abbagliano, stordiscono, distraggono dall'altro. Ma rivolta anche ai loro genitori, che si perdono tra i nastri di cemento della città, credendo di fare qualcosa di utile e di necessario.