Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

LA sQuola dei Claun

LA sQuola dei Claun - Immagine: 1
compagnia: Barabba's Clowns
di: Ferruccio Cainero
drammaturgia: Ferruccio Cainero
cast: Giada Frandina, Gianluca Previato e Giuggioli Francesco
regia: Ferruccio Cainero
durata: 60 minuti
LA sQuola dei Claun
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Scheda tecnica

SCHEDA ARTISTICA

 

Titolo dello spettacolo: LA sQuola dei Claun

 

Genere: clownerie contemporanea, comicità fisica, circo‑teatro, teatro per le nuove generazioni.

Fascia età pubblico: 6+

 


SINOSSI
 

La sQuola dei Claun è un viaggio teatrale dentro la storia, la poesia e la fragilità del clown.

In scena due clown – Bimbo e Bombo – e una Maestra Clown Bianco. Attraverso gag, fraintendimenti, lezioni improbabili e momenti di stupore, i protagonisti ricostruiscono la storia del clown dall’Ottocento ai nostri giorni: il circo classico, l’Auguste, il Clown Bianco, Arlecchino come radice popolare italiana, fino al teatro contemporaneo.

La Maestra guida i clown (e il pubblico) alla scoperta dell’essenza del clown: l’errore come possibilità creativa, la lentezza come ascolto, la relazione come necessità. Lo spettacolo alterna comicità fisica, teatro d’immagine, piccole invenzioni sceniche e un dialogo costante con il pubblico.

Nella seconda parte, i clown affrontano un viaggio immaginifico alla ricerca della Maestra scomparsa, incontrando figure archetipiche e simboliche. Una favola clownesca che unisce tradizione, storia del teatro e pedagogia dell’errore.

 


 

PROGETTO ARTISTICO
 

La sQuola dei Claun nasce dal desiderio di restituire al clown la sua profondità originaria: una figura fragile e sapiente, buffa e malinconica, capace di tenere insieme meraviglia e pensiero critico.

In scena due clown – Bimbo e Bombo – e una Maestra Clown Bianco. Attraverso gag, errori, fraintendimenti, gesti poetici e un gioco con gli oggetti, i tre ripercorrono in modo semplice e teatralmente efficace la storia del clown dall’Ottocento a oggi: dal circo di Astley al clown europeo, dall’Auguste al Clown Bianco, fino al teatro contemporaneo.

Questa “lezione” scenica alterna racconto, gioco, slapstick, immagini e ritmo, interrogandosi con leggerezza e profondità su: perdita di semplicità, velocità del nostro tempo, comicità artigianale, fragilità come linguaggio, centralità dello sguardo dello spettatore.

Lo spettacolo rilegge la tradizione classica alla luce dei temi attuali: identità, relazione, apprendimento, libertà, regole, errore creativo. Intreccia cultura teatrale, memoria del circo e tradizioni popolari, con la presenza archetipica di Arlecchino come radice italiana e simbolo della maschera.

Il linguaggio scenico è essenziale, fisico, popolare e diretto. Gli spettatori non assistono: partecipano. L’interazione è guidata e poetica.

Nella seconda parte, i clown attraversano un “limbo teatrale” alla ricerca della Maestra scomparsa, incontrando figure simboliche che uniscono tradizione, mito e clown contemporaneo. Una favola che racconta l’essere umani, diversi e unici — clownici, dunque vivi.

L’opera mantiene l’immediatezza della comicità fisica ma porta un forte valore culturale: riscoprire la storia del clown e restituirla alle nuove generazioni.


 

ELEMENTI DI INNOVAZIONE
 

  • Ripensamento della storia del clown come materiale teatrale per l’infanzia.
  • Fusione tra tradizione circense, teatro fisico e drammaturgia contemporanea.
  • Restituzione del clown come figura culturale, non solo comica.
  • Scena essenziale che permette ai bambini di vedere il teatro “nascere”.
  • Relazione con il pubblico come linguaggio, non come effetto.
  • Presenza dell’archetipo di Arlecchino come radice italiana della maschera.

 

NOTE DI REGIA

 

«Il clown è memoria vivente: porta con sé la storia del teatro, del circo, delle maschere popolari. È un testimone fragile e coraggioso. In La sQuola dei Claun cerco la verità nascosta nelle cadute, nei silenzi, nei tempi del corpo. La scena è minima, perché la fantasia dei bambini la abiti. La relazione con il pubblico è il cuore del lavoro: non c’è separazione, ma un patto di gioco.

Ogni errore diventa una lezione, ogni gag una porta sulla storia, ogni fraintendimento un atto poetico. Lo spettacolo è un invito a riconoscere le nostre radici culturali e a ritrovare, insieme, la meraviglia originaria.»
Ferruccio Cainero

 

NOTE DI PRODUZIONE


Scenografia essenziale: un cerchio centrale, tre sedie (speciali), un borsone, oggetti simbolici.
Impianto tecnico leggero e autoportante (audio + luci della compagnia).
Montaggio rapido; adattabile a teatri, biblioteche, palestre, centri civici.

 


 

ELEMENTI ARTISTICI E PEDAGOGICI

  • Tradizione della clownerie (Auguste / Clown Bianco)
  • Riferimenti alla Commedia dell’Arte e ad Arlecchino
  • Circo‑teatro e teatro fisico
  • Pedagogia dell’errore
  • Relazione, ascolto, immaginazione condivisa
  • Coinvolgimento diretto del pubblico
  • Linguaggio semplice, poetico, universale 
     

PAROLE CHIAVE
clownerie contemporanea; comicità fisica; circo‑teatro; teatro per le nuove generazioni:  Arlecchino; tradizione; pedagogia dell’errore; immaginazione; relazione; teatro fisico.

 


 

INIZIATIVE COLLATERALI

  • Laboratorio “La scuola dell’errore attraverso il clown” per 8–11 anni – educazione emotiva
  • Incontro formativo per insegnanti: “Il clown tra tradizione e pedagogia dell’errore” (in collaborazione con COSPES- Arese)
  • Percorso storico sulla storia del clown (Circo di Astley, Arlecchino, Auguste)
  • Approfondimento educativo per classi (SDG 4, 10, 16)
  • Dialoghi post-spettacolo su emozioni, relazione, fallimento costruttivo
  • Mini-formazione per animatori ed educatori sulla clownerie