La luce del nero
Il tema dello spettacolo è un’esperienza comune, perfi no banale: il dolore di fronte al nostro mondo di oggi, che si trova in uno stato di soff erenza insopportabile. Il TTB lo ha rappresentato con una danza, o forse una preghiera, fi sica e a-religiosa. Un uomo qualsiasi, a piedi, incontra o evoca un gruppo di fi gure d’ombra, alte sui trampoli, portatrici di fragili punti di luce. Vivi e morti danzano insieme, illuminando particolari di dolore, di rabbia o di speranza. I testi dello spettacolo sono versi, citazioni soprattutto di quei poeti russi della rivoluzione che hanno visto disgregarsi il tentativo di creare un mondo diverso. Il centro della narrazione sonora è il Bolero di Ravel. Le azioni delle fi gure sui trampoli prendono spunto dalla celebre coreografi a di Maurice Béjart, dai Mouvements di Gurdjeff e da altre forme di preghiera fi sica, fatta con tutto il corpo: le strutture concentriche dei mandala e degli uroboro, le danze dei dervisci rotanti, le pratiche dei dhikr e del candomblé. La prima idea di usare il Bolero di Ravel per uno spettacolo in spazi aperti è stata di Renzo Vescovi, nel 2005: non sappiamo in che direzione l’avrebbe sviluppata, che uso ne avrebbe fatto. La responsabilità di questo lavoro è solo nostra.
I testi dello spettacolo sono frammenti di poesie di Esenin, Maiakovski e Nâzim Hikmet.
Il TTB dedica lo spettacolo a Ludovico Muratori (1949-1994), maestro sui trampoli, che è stato attore con noi per molti anni, fi no al 1982.