È VIETATO PIANGERE
Costumi e oggetti di scena Olga Mantegazza; scene e luci Paolo Scaglia e Nicola Bertoli; realizzazione prostetica Tullia Dalle Carbonare e Stefano Perocco da Meduna; consulenza scientifica Dott.ssa Sara Lapiello; supervisione artistica Albino Bignamini; voce alla radio Viola Cecconello.
+3 anni
Oggi è il primo giorno di scuola per Teo.
E Teo ha paura.
Una paura così grande da fargli venire voglia di piangere.
Ma il suo papà, forse più spaventato di lui, quella mattina gli ha detto:
“Teo, i veri uomini non piangono, mai!”.
Così Teo decide di non piangere e si incammina, da solo, verso la scuola.
Durante il suo viaggio incontra tante persone; uomini, sì, ma ognuno diverso, ognuno con le proprie lacrime.
C’è chi piange di gioia, chi di tristezza, chi di rabbia, chi di commozione.
Passo dopo passo, Teo scopre che le lacrime non sono un segno di debolezza ma un linguaggio segreto delle emozioni, scopre che ogni lacrima racconta una storia.
E che tutti, grandi e piccoli, hanno diritto di piangere.
Alla fine del cammino, davanti al portone della scuola, Teo crede di avercela fatta: non ha pianto. O forse sì.
La giornata in classe passa veloce ed ecco suonare l’ultima campanella. Teo esce e, proprio davanti alla scuola, trova una sorpresa inaspettata.
Piena di lacrime di gioia e d’amore incontenibile.
È vietato piangere nasce dal desiderio di parlare anche di emozioni “scomode”, spesso negate ai bambini, soprattutto ai maschi.
Attraverso la figura di Teo e i suoi incontri, il racconto invita a restituire dignità alle lacrime come segno di forza, empatia e amore.
Un viaggio tenero e potente che accompagna lo spettatore verso una nuova consapevolezza: piangere è umano. Sempre.
Tematiche
Educazione emotiva e affettiva. Stereotipi di genere e libertà espressiva. Il valore delle emozioni nel percorso di scoperta di sé. Rapporto padre-figlio.
Linguaggio scenico
Uno spettacolo poetico e ironico, spesso esilarante, una recitazione molto fisica ed espressionista, a tratti al limite della clownerie, attraverso una corporeità mimica ed un’intensa emotività, in una gestualità che spazia dall’ironia dell’equivoco all’irruenza adulta del padre, fino all’incedere paralizzato di Teo, sopraffatto dalle emozioni, che racconta del percorso di formazione di ognuno.
Oggetti e scene molto semplici ed essenziali, musiche e suoni accompagnano Teo nel suo viaggio di scoperta, in un ritmo narrativo pensato per i più piccoli ma capace di toccare anche gli adulti.
Note di drammaturgia e regia
In questo periodo storico sento la responsabilità di partecipare alla creazione di una narrazione sulle emozioni e le relazioni umane che reputo sana, reale e necessaria per proporre un clima “umano” migliore.
Una narrazione che metta in discussione stereotipi e paure sull’emotività, mettendo un piccolo ma importante accento sulla concezione pericolosa, spesso troppo diffusa anche tra la popolazione più giovane, sul maschile.
“I veri uomini non piangono mai” è il pregiudizio che lo spettacolo mette in discussione, per affermare invece il diritto universale, di ogni essere umano, fin da piccolo, a esprimere ciò che sente, incluse le lacrime.
Voglio raccontare al pubblico anche quella parte del nostro mondo emotivo che ci fa più paura, o che da più fastidio.
Quelle emozioni che a volte preferiamo non ascoltare perché ci costringono a fare cambiamenti di programma e di punti di vista.
Entrare nel merito del "maschile" oggi, nella relazione artistico-educativa con l’infanzia, significa per me/noi contribuire alla costruzione di una cultura più equa, lavorando fin dai primi anni alla riduzione del divario tra generi e alla prevenzione della violenza di genere.
Una bella sfida per noi, necessaria e urgente.
Una sfida di cui, come Centro di Produzione per le Nuove Generazioni, ci prendiamo volentieri la responsabilità.
Un'altra peculiarità di questa nuova produzione, sicuramente capace di muovere nuove energie e nuovi sguardi, è quella di avere in scena due attori che recitano rispettivamente la parte di un figlio e di suo padre e che sono, padre e figlio, anche nella vita.
Prendendo spunto dalla drammaturgia contemporanea, è stato molto interessante giocare e rendere dinamico questo triplice rapporto personaggio-attore-persona, in una performance in cui continuamente si salta dal finto al vero, dal personaggio all’uomo, dal ricordo autentico alla fantasia.
In poche parole mischiamo il teatro e la vita creando via via una relazione sempre più intima con il pubblico.
Dal punto di vista registico ho trovato nei miei passati insegnamenti ed esperienze l’energia, lo stimolo e la sufficiente tranquillità per mettere in scena È vietato piangere dove protagoniste sono le lacrime che, via via, ogni personaggio della vicenda verserà sulla scena.
Lacrime di tristezza, di gioia, lacrime di rabbia, di riconoscenza.
Un’intuizione che ho avuto fin da subito è stata quella di sperimentare con lacrime decisamente finte. E così in sala prove sono arrivate scatole di sale grosso, barattoli di sabbia, sacchetti di coriandoli colorati e di biglie di vetro, manciate di petali di fiore...
Questi primi elementi materici si sono mescolati a meraviglia con gli altri elementi che pian piano sono entrati a far parte della messa in scena, eliminando quasi del tutto la preoccupazione relativa alle “lacrime”. Questi semplici oggetti hanno stimolato molto positivamente la ricerca sulla recitazione degli attori, molto fisica, a tratti al limite della clownerie, curata da Simone Lombardelli, e hanno guidato la ricerca stilistica e artistica di Olga Mantegazza per il disegno della scenografia, dei costumi e degli oggetti di scena, nonché la scelta della colonna sonora e il disegno luci, a cura di Paolo Scaglia.
La conferma della coerenza del percorso creativo intrapreso è arrivata quando abbiamo collocato spazialmente la vicenda in un contesto di “mare”. D'altronde si dice spesso… un mare di lacrime.
Tutta la struttura si è fatta coerente, rotonda e fluida.
La mia regia ha puntato a dare un segno onirico/metafisico alla produzione, segno questo sempre molto importante nei miei spettacoli. Una cifra che sento efficace per entrare in comunicazione con il pubblico dei più piccoli e focalizzare fin da subito la loro attenzione.
Ho sempre più conferme sul campo del fatto che le bambine e i bambini, soprattutto nella prima fase della loro vita, sono molto disponibili nell’accogliere linguaggi e situazioni simboliche e/o surreali, disponibili e stare al gioco di chi porta loro parole, immagini e emozioni.