L'ARLECCHINO DELLE MARIONETTE
In occasione della stagione teatrale che celebra gli ottanta anni del Piccolo Teatro di Milano, le marionette della Compagnia Carlo Colla & Figli, hanno pensato di rendere omaggio al teatro che da trentacinque anni le ospita (con più di ottocento repliche realizzate) con calore familiare, dando forma ad un progetto che da decenni aleggia nelle menti di marionettisti ed organizzatori. Da qui il pensiero congiunto di mettere in scena uno spettacolo di marionette ispirato all’opera del Piccolo Teatro più rappresentata al mondo, “Arlecchino servitore di due padroni”. Il progetto non vuole essere una copia in miniatura del celebre allestimento di Giorgio Strehler ma piuttosto una riduzione a dimensione di marionetta nella quale far confluire l’esperienza di due realtà teatrali della tradizione milanese che hanno intrattenuto svariate generazioni di spettatori. Ed ecco nascere l’idea del nuovo allestimento marionettistico della Carlo Colla & Figli, “L’Arlecchino delle marionette”. Un allestimento nel quale lo sviluppo drammaturgico, ritmico e dinamico del racconto verrà sviluppato attraverso momenti di prosa e momenti pantomimici dallo spiccato gusto marionettistico. Accostare i piccoli attori di legno a Carlo Goldoni e Giorgio Strehler significa rifarsi anche all’aspetto più formativo del senso del teatro che i due artisti hanno sviluppato col loro enorme operato. Carlo Goldoni nelle sue memorie descrive come in una vacanza al seguito del padre Giulio, medico dei Conti Lantieri, nel palazzo di Vipacco, si divertì a mettere in scena con alcune marionette trovate nella soffitta lo spettacolo “Lo starnuto d’Ercole” di Pier Jacopo Martelli, alimentando il proprio amore per il teatro, mentre Giorgio Strehler in una intervista rilasciata nel 1980 in occasione dello spettacolo “AIDAaida” con le marionette della Carlo Colla & Figli e burattini di Otello Sarzi parlando del mondo del Teatro di Figura che gli ricordava l’infanzia considerò che “non solo gli attori recitano a teatro. Questi qui non posseggono la voce. Ma l’anima sì” Ed è proprio a quell’anima che le marionette vogliono rifarsi. Le marionette non possiedono il potenziale espressivo dell’attore ma hanno invece la capacità di rendere verosimile e credibile l’aspetto iconografico del personaggio che rappresentano sviluppando un grande potere evocativo attraverso la loro presenza e la loro gestualità. La cristallizzazione dei caratteri e delle maschere che Goldoni immagina e che Strehler mette in scena nel suo capolavoro, derivano direttamente dalla lezione della Commedia dell’Arte della quale le marionette e i burattini sono eredi diretti. Le marionette, da sempre trasformano i testi ispirati ai grandi classici o alla storia in universi visivi ed al contempo artigianali nei quali il manufatto prende vita e anima in una dimensione di arte applicata che prende spunto dal mondo maggiore che le circondano. La drammaturgia goldoniana e la lezione della messa in scena strehleriana saranno così le stelle polari che guideranno un viaggio di personaggi, intrighi, lazzi e situazioni che si dipaneranno lungo i fili che, anche questa volta, condurranno marionettisti e spettatori a proiettarsi in un’altra dimensione.