Lo spettacolo in Lombardia

UN MARITO IDEALE

UN MARITO IDEALE - Immagine: 1
compagnia: Teatro dell'Elfo
di: OSCAR WILDE
cast: Giulia Amato, Carolina Cametti, Angelo Di Figlia, Massimo Bernardo Dolci, Giuseppe Lanino, Ciro Masella, Ginestra Paladino, Alma Poli
regia: Francesco Frongia e Ferdinando Bruni
in coproduzione: LAC Lugano Arte e Cultura
durata: 120 minuti
UN MARITO IDEALE
Per visualizzare questi dati, è necessario effettuare la login.
Per visualizzare il video, effettua la login.
Scheda tecnica

UN MARITO IDEALE - di Oscar Wilde

regia di Francesco Frongia e Ferdinando Bruni

scena di Carlo Sala

costumi Ferdinando Bruni

con Giulia Amato, Carolina Cametti, Angelo Di Figlia, Massimo Bernardo Dolci, Giuseppe Lanino, Ciro Masella, Ginestra Paladino, Alma Poli

suono Emanuele Martina

luci Michele Ceglia

produzione Teatro dell’Elfo – LAC Lugano Arte e Cultura

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia sono nuovamente insieme alla regia per riprendere il percorso intrapreso alcuni anni fa intorno al teatro e alla figura emblematica di Oscar Wilde. Dopo il dittico formato da Atti osceni di Moisés Kaufman e L’importanza di chiamarsi Ernesto (un ‘long seller’ che è stato in scena ripetutamente dal 2017), nella stagione 2026/27 dirigono Un marito ideale. Una nuova produzione che vede associati Teatro dell’Elfo e Lac Lugano Arte e Cultura, dove lo spettacolo debutta il 19 ottobre, per poi trasferirsi a Milano.

Note di regia

«L’unico scrittore inglese della fine dell’Ottocento che “tutti leggono ancora, o più precisamente, che tutti hanno letto” era, in realtà, irlandese. Da questa ironia della sorte nasce uno dei personaggi più irriverenti, studiati e amati dell’Inghilterra vittoriana. Oscar Wilde è uno degli autori più celebri del suo tempo: la sua opera parla a tutte le generazioni e i suoi aforismi brillanti sono noti e citati, spesso inconsapevolmente, da moltissime persone.

Tornare a studiare e rappresentare l’opera di Oscar Wilde è per noi un piacere e uno stimolo. Attraverso le sue parole crediamo che gli spettatori possano sviluppare quegli anticorpi sani contro il conformismo. Le sue storie e i suoi personaggi ci guidano, infatti, nel risveglio della coscienza critica. Wilde sosteneva che “senza la facoltà critica, non esiste nessuna creazione artistica degna di tale nome”. E noi crediamo, con lui, che “il mondo è stato creato dal cantore per il sognatore”. Per questo vogliamo invitare gli spettatori a diventare sognatori, ad allenare uno sguardo nuovo sul mondo in cui viviamo e a capire, attraverso le sue commedie, che è “attraverso l’arte che possiamo ripararci dai sordidi pericoli dell’esistenza vera”.

Un marito ideale ci permette di affrontare uno dei temi più cari a Wilde: la doppiezza, l’ambiguità dell’essere umano. Chi può dire di conoscere davvero la verità? Siamo onesti e sinceri come crediamo? Siamo stati ineccepibili, sempre? Con una commedia brillante, Wilde racconta la storia di Sir Robert Chiltern, politico stimato e marito ideale di Lady Gertrude, che però nasconde un segreto: anni prima aveva venduto un’informazione riservata per arricchirsi. Di quel gesto è a conoscenza Mrs Cheveley, che tenterà di ricattarlo per ottenere un favore altrettanto illecito. Ne nasce una trama di complotti e ironie, dove nulla è come sembra.

Per lo spettacolo, costumi e scene non rappresenteranno un’epoca precisa. Il filo conduttore visivo sarà il contrasto fra bianco e nero: negli abiti disegnati da Ferdinando Bruni e nella scenografia di Carlo Sala, ispirata agli inganni ottici e all’arte cinetica. Questo mondo scenico inviterà gli spettatori a non fidarsi di ciò che vedono o sentono, spingendoli a cogliere le sfumature. Perché la realtà non può essere ridotta al semplice contrasto tra bianco e nero: non siamo mai completamente buoni o cattivi. In ognuno di noi convivono colori e momenti che facciamo fatica a capire o accettare, e che non sempre sappiamo giudicare.

Un marito ideale è una commedia profondamente morale, perfetta per il tempo in cui viviamo. In L’importanza di essere Ernesto Algernon afferma: “la verità è raramente pura e non è mai semplice”. Una battuta, certo, ma che racchiude un pensiero decisivo nella vita dello stesso Wilde, che scelse di restare in Inghilterra, affrontare i processi e pagare con i lavori forzati le conseguenze delle proprie azioni.

In Un marito ideale è Sir Robert a pronunciare le parole che ci hanno colpito di più:
“La gente mi chiede: perché sei stato così debole da cedere alla tentazione? Debole! Sono stufo di sentire questa parola. Debole? Pensi davvero che sia la debolezza che ci fa cedere alle tentazioni? Io dico che ci sono tentazioni terribili che richiedono forza, forza e coraggio per cedervi. Giocarsi tutta la vita in un singolo momento, rischiare tutto in un tiro di dado, non c’è nessuna debolezza in tutto questo. C’è un orribile, terribile coraggio. Io questo coraggio l’ho avuto.”
E se pensiamo a Wilde, alla sua scelta di affrontare il giudizio pubblico e le conseguenze delle sue azioni, possiamo intuire la grandezza e la complessità di quell’uomo.

Oscar Wilde non è stato sconfitto dal moralismo e dal manicheismo della sua epoca. Se ancora oggi ridiamo alle sue battute è grazie al suo acume e alla sua capacità di rappresentare l’animo umano. Comprendiamo allora che i suoi scritti non erano semplici paradossi e che aveva ragione quando affermava: “I saggi contraddicono sé stessi”. Mettersi in discussione, concedersi il beneficio del dubbio, non è un gesto insignificante. E infatti, come dice lui, “quando si dice la verità si è sicuri, prima o poi, di essere scoperti”.

A Wilde sembrava che la vita dell’artista non fosse altro che “un lungo e delizioso suicidio”, e non gli dispiaceva che fosse così. La vita, in fondo, è un inciampo volontario, una resa dell’io alle tentazioni; l’arte, una creazione illecita ma fondamentale per comprendere gli esseri umani. La doppia vita (in Un marito ideale come in Dorian Gray) è una faccenda tremendamente seria. E quando non si può essere sé stessi, quando non si può amare liberamente, non rimane che lasciarsi morire».