Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

Baccanti - Il regno del dio che danza

Baccanti - Il regno del dio che danza - Immagine: 1
compagnia: Fondazione Palazzo Litta Per Le Arti Onlus
tratto da: Euripide
drammaturgia: Filippo Renda
cast: Filippo Renda, Alice Spisa, Gaia Carmagnani, Sarah Short, Maria Canal, Silvia Guerrieri e con Sofia Tieri
regia: Filippo Renda
durata: 60 minuti
Baccanti - Il regno del dio che danza
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Scheda tecnica

SCHEDA DI REGIA:

Baccanti – Il regno del dio che danza si inserisce all’interno di un percorso di ricerca artistica attraverso il teatro antico che ho cominciato con MTM con lo spettacolo Alcesti, una donna nel 2020 e proseguito con Medea, una strega nel 2022-23. Rispetto a quest’ultima produzione, Baccanti si pone in continuità anche per quanto riguarda il cast: infatti nella nuova produzione saranno presenti, in scena o fuori scena, tutti gli artisti coinvolti in Medea, con l’aggiunta di due nuovi elementi nel cast, scritturate attraverso una call pubblica e un workshop di selezione retribuito.

Il percorso artistico, che spero di continuare ancora col teatro antico e, in un secondo momento, col teatro medievale, pone al centro della riflessione il potenziale dell’Arte di coesione sociale e di liberazione dell’individuo all’interno di una comunità, con particolare riferimento ai linguaggi del Teatro e della Musica. Per questo motivo la mia ricerca si concentra sugli studi etnografici ed etnomusicali di autorità come Georges Lapassade, Ernesto de Martino e Gilbert Rouget, che per un grande frammento della propria vita si sono dedicati all’influenza dell’ordine morale su quello fisico, e che di conseguenza hanno riflettuto su come tutti i popoli della terra abbiano gestito l’ingerenza della cultura sulla natura: la necessità di un equilibrio sociale che assicuri ai popoli giustizia, opportunità di crescita personale e benessere ha come rovescio della medaglia la repressione di tutti quegli istinti naturali che possono influire sull’equilibrio comune; se da un lato la cittadina o il cittadino possono comprendere che è “giusto” obbedire al sistema di norme sociali (anche se a volte la giustizia sfocia nell’arbitrarietà del potere), dall’altro lato stanno innegabilmente impedendo alla propria natura di realizzarsi, cosa che, a lungo andare può portare a ciò che oggi chiamiamo depressione, ansia o malattia mentale.

Il dibattito tra Natura ed equilibrio è peraltro al centro della quasi totalità delle tragedie antiche a noi pervenute, proprio perché è stata la società ateniese la prima a mettere a sistema e a speculare su questo tema spinoso.

In questo contesto, e nel nostro spettacolo, l’arte diventa dunque un dispositivo che permette all’individuo di sublimare in un gesto artistico i “fantasmi” della propria vita normale e normata.

L’esperienza dello spettacolo si trasforma in un movimento catartico dell’interno verso l’esterno, poiché le artiste e gli artisti compiono questo percorso simbolico e lo trasmettono simpateticamente al pubblico.

In questo processo si inserisce alla perfezione la vicenda di Baccanti, il testo di Euripide che mette in scena i temi fin qui enumerati. Il culto delle Baccanti è quel rituale che, attraverso la danza e la teatralizzazione – visto che uno o più partecipanti possono impersonare il dio Dioniso – permette alle menadi di sublimare la propria condizione all’interno di una società patriarcale. Ciò che Euripide porta a domandare è quanto il potere – in questo caso interpretato da Penteo – debba regolare o addirittura censurare rituali con queste finalità. È la domanda che ci poniamo anche noi, in una società sempre più strozzata dalla produttività e che proponiamo al pubblico.

Pubblico che si ritroverà a fruire il lavoro in maniera circolare, fuori quindi da una distinzione tra chi guarda e chi è guardato generata dalla quarta parete, ma parteciperà al rito attivamente o passivamente a seconda dalla propria predisposizione.

SINOSSI:

Penteo, re di Tebe e nipote del fondatore della città che porterà a uno dei cicli più famosi della storia teatrale, decide di opporsi ai riti che le donne della città hanno cominciato a celebrare in onore al dio Dioniso. Non solo: il re decide addirittura di non riconoscere Dioniso come dio, di arrestarlo e imprigionarlo.

La risposta del dio è violentissima: convince Cadmo a travestirsi da donna e a spiare di nascosto i baccanali, ma le donne scoprono il nascondiglio del tiranno e, scambiandolo per una bestia feroce, lo riducono a brandelli. Come se non bastasse è la madre di Penteo, Agave, la prima a colpire l’uomo e a portarne la testa mozzata a corte.

LA SCENA:

L’utilizzo della scena sarà uno dei tratti peculiari dello spettacolo: il pubblico si accomoderà sul perimetro di un cerchio; all’interno del cerchio prenderanno vita i cerimoniali che sfoceranno negli episodi. Dall’interno del cerchio verrà anche gestito il suono, direttamente dagli artisti. Per il resto lo spazio sarà costituito unicamente da elementi utili ai cerimoniali e alle teatralizzazioni.