L'ORCHESSA
Il tema della guerra e del diritto nell'opera di Irène Némirovsky è complesso e si manifesta attraverso la rappresentazione della società francese durante l'occupazione nazista. Némirovsky esplora come la guerra e le sue conseguenze, inclusa l'occupazione, sconvolgano la vita quotidiana, i rapporti interpersonali e la percezione stessa della dignità umana. L'autrice analizza la paura, l'adattamento e le dinamiche che si creano evidenziando come la guerra frantumi la dignità e porti a scelte difficili.
“L’orchessa” vuole essere un affresco teatrale essenziale e significativo, alla ricerca della profondità e della leggerezza che l’opera di Némirovsky ha lasciato alla contemporaneità: vertigine e quotidiano o, come scrisse un critico, «poesia di cenere e d’oro, quasi di sfuggita, involontariamente, per caso».
Ne “L’orchessa” ritornano i temi che le sono cari: il destino di rassegnazione e di attesa che segna la vita di molte donne, la solitudine astiosa in cui invecchiano molte altre, gli oltraggi che il tempo infligge alla bellezza, la nostalgia del passato, il rapporto tra madri e figlie. E ritroviamo anche l’irresistibile malia della sua petite musique, di quello stile incantatorio che unisce l’estrema raffinatezza alla massima naturalezza.
Una storia che vira dal grottesco al tragico, riverberando sullo spettatore attonito la determinazione prevaricatrice di una madre sulle figlie. Una dissezione quasi entomologica del carattere umano, impietosa nel descrivere l’inconsapevolezza colpevole con la quale la donna condanna alla soccombenza le sue figlie, proiettando su di loro la propria ambizione (e la propria frustrazione).
Ne “L’orchessa” Annig Raimondi abita con il suo talento di attrice le parole di Irène Némirovsky, in un percorso che associa diversi racconti dell’autrice accostati gli uni agli altri dal regista Paolo Bignamini a partire da una suggestione, da un rimando, da un’associazione di immagini.
Da una fascinazione.
In scena accanto a Raimondi, il Maestro Gianpietro Marazza, musicista di grande esperienza, accompagna alla fisarmonica la recitazione, costruendo vere e proprie immagini sonore che sono ora canto, ora potente controcanto della voce.
NOTE SULL’AUTRICE
Irène Némirovsky, nata a Kiev (Ucraina) l'11 febbraio 1903 e morta a Auschwitz il 17 agosto 1942, rappresenta uno dei più affascinanti casi letterari del Novecento. La sua vasta produzione letteraria e il suo enorme talento lasciano senza parole, soprattutto se considerati alla luce della sua troppo breve vita, terminata tragicamente nel 1942 nella follia di Auschwitz.
Accanto a sedici romanzi, l’autrice nata a Kiev nel 1903 e poi fuggita dalla Russia fino a giungere a stabilirsi in Francia, ha scritto anche folgoranti testi brevi. Racconti che hanno al loro centro i temi portanti della sua opera e che sono cesellati con una maestria e una maturità sempre sorprendenti.