Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

20.000 LEGHE SOTTO I MARI

20.000 LEGHE SOTTO I MARI - Immagine: 1
compagnia: La Ditta - Ditta Gioco Fiaba
di: Luca Ciancia
tratto da: elaborazione dal romanzo di Jules Verne
drammaturgia: Luca Ciancia
coautore: Patrizio Belloli, Paui Galli
cast: Elisa Baio, Giuseppe Guerrieri, Federico Pinna, Massimiliano Zanellati
regia: Luca Ciancia
durata: 60 minuti
20.000 LEGHE SOTTO I MARI
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Scheda tecnica

Un misterioso mostro marino semina il terrore negli oceani, affondando tutte le navi che hanno la sfortuna di capitare sulla sua rotta. Per tentare di catturarlo viene organizzata una spedizione internazionale. A guidarla è chiamato il giovane Aronnax, naturalista e scienziato, che è un grande conoscitore dei segreti marini. L’avventura ha inizio. Jules Verne ci guida alla scoperta di un mondo sconosciuto, un “pianeta azzurro” ricco di misteri e segreti dove regna indisturbato il terribile capitano Nemo, personaggio tenebroso e affascinante che pare aver giurato odio eterno all’umanità. Aronnax, caduto prigioniero del misterioso pirata sottomarino insieme al fido servitore e amico Conseil e al marinaio Ned, cercherà di comprendere il terribile segreto che il capitano Nemo cela nel suo cuore assetato di vendetta compiendo un viaggio nelle profondità delle emozioni umane e non solo in quelle degli abissi. Se l’infinita distesa animata degli oceani è l’orizzonte aperto nel quale si svolge l’intera vicenda di “20.000 leghe sotto i mari”; è però lo scafo robusto del sommergibile Nautilus lo scenario ristretto e pesante, come l’acciaio di cui è fatto, nel quale i protagonisti dell’avventura si studieranno, spieranno, scontreranno e, forse, capiranno. Nella rilettura drammaturgica del romanzo originale questa vicenda ha incontrato le parole dello scrittore e autore Patrizio Belloli e in particolare il colore del suo testo “dove trovavi la forza al di là dei cereali?”; racconto ironico in cui un attore cerca il rapporto con il padre defunto accogliendo il suo fantasma misteriosamente comparso nello spettacolo che sta realizzando. Ed è proprio il tema della relazione tra padri e figli che assume centralità nella nostra riscrittura del classico. Schiacciati in uno spazio chiuso, che per tanti versi ricorda altre recenti chiusure…, e quasi interiore i protagonisti della vicenda dovranno confrontarsi per imparare ad essere individui, crescere e trovare la propria strada per quanta fatica costi, innanzitutto trovando il modo per tornare alla vita in superficie. Da una parte il capitano Nemo; una figura mitica dotata di capacità straordinarie, incarnata nel Nautilus come se fosse egli stesso, al pari del sottomarino, un prodigio di forza e tecnologia. Un personaggio capace di conquistare per la genialità, i valori integerrimi, l’inarrestabile adesione alla causa di distruggere quanto considera sbagliato senza mai arrendersi. Un personaggio capace di spaventare per la sua crudeltà, la freddezza di fronte agli umani bisogni, l’incapacità di dare spazio a qualsiasi punto di vista diverso dal suo o cercare una reciproca comprensione. Dall’altra Arannax, Conseil e Ned; tre ragazzi distanti per carattere e inclinazioni che a questa figura risponderanno in modo diverso e mutevole. Chi opponendosi e ideando sempre nuove strategie per fuggire, chi schierandosi come se fosse bisognoso di trovare una guida solida e l’occasione di realizzarsi, chi avvicinandosi e cercando un dialogo tra pari forse impossibile. Come nel finale del romanzo di Verne, Nemo è destinato a sprofondare negli abissi risucchiato nel maelstrom della nostra memoria, lasciando irrisolti i suoi misteri e i tre ragazzi su una scialuppa a remi nel nulla dell’oceano, persi ma anche  finalmente liberi di tracciare una rotta capace di rispondere davvero a ciò che sono e diventeranno.