AHI MARIA! UN TEATRO CANZONE PER RINO GAETANO
Un omaggio teatrale e musicale a un cantautore scomodo e visionario
“Ahi Maria” è il titolo di una delle canzoni più note e teatrali di Rino Gaetano. Un’invocazione grottesca, surreale, poetica. È da lì che nasce questo spettacolo, che non è un concerto, né una biografia, ma un teatro-canzone: un viaggio dissacrante e appassionato tra le sue canzoni e il suo mondo, tra parole e musica, tra costume e visione.
Rino Gaetano – calabrese d’origine, romano d’adozione – affonda le sue radici artistiche nel teatro cantina della Roma degli anni ’70, tra sperimentazione, ironia e disobbedienza creativa. Prima ancora che icona musicale, è stato uomo di scena, influenzato da Petrolini, Ionesco, Beckett, Karl Valentin, e da quel filone di autori “scomodi” che hanno saputo raccontare il mondo dal margine, con il sorriso obliquo del grottesco.
“Ahi Maria! – Un teatro canzone per Rino Gaetano” è un omaggio alla sua capacità unica di trasformare il disincanto in linguaggio popolare, di entrare nelle case degli italiani con canzoni che sembrano semplici ma sono cariche di senso, sberleffi, utopie e contraddizioni. Brani come “Mio fratello è figlio unico”, “Nuntereggae più”, “Gianna”, “Escluso il cane”, “Sfiorivano le viole” non sono solo canzoni: sono atti teatrali, sketch sociali, paradossi in musica che raccontano un Paese confuso e vivissimo.
Lo spettacolo è pensato come una forma di cabaret teatrale: tra monologhi, canzoni, frammenti di dialogo, il racconto di un tempo che esplodeva di speranze, utopie e nuove identità. È anche un viaggio in un’Italia che voleva cambiare, e che Gaetano raccontava con ironia tagliente e dolcezza disperata. Nato a Crotone nel 1950 e scomparso tragicamente nel 1981 a soli 30 anni, Rino Gaetano ha inciso un’impronta indelebile nella cultura musicale e nel costume italiano. Sempre in bilico tra successo e rifiuto, tra palco e margine, tra provocazione e poesia. “Ahi Maria!” è il nostro modo per restituire la sua voce teatrale. Non per imitarla, ma per evocarla. Per farla risuonare, oggi, in uno spazio scenico dove la musica incontra il teatro e il teatro si fa invocazione, smorfia, ballata, memoria. Una messa laica per un clown tragico e visionario. Con addosso ancora il frac, il cappello, e quella smorfia buffa e malinconica che ride in faccia al potere.