Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

ARRUSI

ARRUSI - Immagine: 1
compagnia: A.T.I.R.
di: Gabriele Scotti
cast: Pilar Perez Aspa, Simone Tudda, Sandra Zoccolan
regia: Omar Nedjari
durata: 90 minuti
ARRUSI
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Scheda tecnica

C’è una storia poco raccontata, se non addirittura ignorata: quella degli omosessuali che, durante il Fascismo, vengono confinati in isole di detenzione in nome della purezza della razza e del costume.
A Catania in particolare, nel solco delle leggi razziali, nel 1939 il questore Molina ordina retate di uomini e ragazzi della città, li incarcera, li sottopone a interrogatorio, li condanna al confino e li spedisce alle isole Tremiti, dove sconteranno una pena di cinque anni, lontano da tutto.
C’è poi una storia che conosciamo poco, perché non è una nostra storia: quella degli omosessuali che, sotto il Franchismo in Spagna, vengono sottoposti a rieducazione forzata come da legge di Pericolosità Sociale del 1970, secondo la quale l’omosessualità deve essere curata in centri dedicati, tutti all’interno di specifiche carceri, come quelli di Carabanchel a Madrid o di Badajoz in Estremadura.
Ci sono infine le storie di oggi, che una conclusione non l’hanno ancora avuta, come quella della procura di Padova che, nella primavera del 2023, ha impugnato gli atti di nascita di 33 bambini nati da coppie omogenitoriali composte da due madri.

Queste vicende realmente accadute ispirano le storie che si incontrano in questo spettacolo, quelle di
Francesco, un giovane di Catania confinato alle Tremiti nel 1939,
Amparo, madre di Valencia che denuncia il figlio alle forze dell’ordine nel 1970,
Aurelia, donna italiana di oggi che rischia di perdere la genitorialità del figlio in un momento per lei molto delicato.
Tre storie di omosessualità da inizio Novecento ad oggi, di diritti negati, cancellati, di ingiustizie subite, tre storie che corrono parallele pur lontane nel tempo e che, in qualche modo, si toccano, in un gioco di rimandi e coincidenze.
Facendo tesoro di testimonianze e documenti - lettere, giornali, rapporti - Arrusi è l’avvincente, epico racconto di pagine di storia dimenticate o poco raccontate in cui si mescolano diversità, lotta per la libertà e Grande Storia.

NOTE DI REGIA

La forte impressione, in questo momento storico, è quella di oscillare fra due opposte condizioni: da una parte l’idea di vivere in una delle epoche più libere della storia dell’umanità, dove ognuno può finalmente esprimere se stesso senza temere di essere punito, quantomeno dallo stato democratico; dall’altra l’inquietante consapevolezza, che ogni giorno sembra diventare più concreta, che tutti i diritti acquisiti da chi ci ha preceduto e ha lottato per ottenerli, possano di colpo essere cancellati.
Entrambe le condizioni hanno poi risvolti estremamente problematici. Innanzitutto sembra che quest'epoca così libera viva più di tutte la crisi profonda dell'identità. Sommersi da continui messaggi pubblicitari che inventano sempre nuovi desideri, e spinti dalla società a cercare il nostro vero “io”, scavando sempre più a fondo, senza restrizioni, senza censure, fatichiamo a capire chi siamo.
Nulla disorienta più di una infinita possibilità di scelta. Ed ecco che, tragicamente, lo spaesamento e la confusione per eccesso di informazioni, sembra spingere sempre più persone a preferire i valori solidi di governi autoritari, piuttosto che una libertà così frastornante.
La storia degli arrusi da una parte ci ricorda come la conquista di un diritto sia dura e faticosa e la sua perdita rapida e terribile; dall’altra, mentre noi fatichiamo a capire chi siamo e siamo sollecitati verso un’infinita ricerca rischiando di lasciarci scivolare dalle mani i diritti conquistati, ci mostra come proprio in quel carcere umiliante molti uomini siano riusciti con forza e chiarezza ad affermare la propria identità.
In scena tre voci, quella di un uomo e due donne: un piccolo coro per raccontare questa storia appunto corale.
L’unico uomo rappresenta la solitudine di una mascolinità che, confinata in un’isola di soli uomini, può rapportarsi solo con se stessa pur nelle diverse sfumature, e risalterà a fianco alle voci femminili che restituiscono il vissuto di figure lontane e impotenti: il dolore, la rabbia e lo sgomento di madri a cui hanno portato via i figli, delle sorelle e delle mogli, sposate talvolta per fugare il dubbio sullo stigma dell'omosessualità.
A fare da cornice, le sonorità del tempo, canzoni, inni, musiche che saranno riscritte e arrangiate, dimostrando la loro forza e la loro risonanza con la contemporaneità.
Il desiderio e la necessità sono quelli di costruire un intreccio di voci che grazie all'interpretazione di tre attori di grande intensità, ci porti su quell’isola dove la storia degli arrusi, privati di ogni libertà, può forse farci da bussola per evitare di smarrirci in un presente apparentemente molto libero.
Omar Nedjari