Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

I WILL SHAKESPEARE. GRAMMATICA DELLE EMOZIONI

I WILL SHAKESPEARE. GRAMMATICA DELLE EMOZIONI - Immagine: 1
compagnia: Puntozero Teatro Beccaria
di: Giuseppe Scutellà
tratto da: Opere di William Shakespeare
drammaturgia: Giuseppe Scutellà e laboratorio di scrittura "Scekspir al Bekka"
coautore: Lisa Mazoni
cast: Marcello Ciani, Abibi Fetoti, Lisa Mazoni, Mouib Naffeti, Joseena Rigo, Alex Simbana, Enea Pablo Zen Scutellà, Giuseppe Scutellà. Studenti dell'Univesità Statale. Giovani area penale interna ed esterna.
regia: Giuseppe Scutellà
coreografia: a cura di Fondazione Bolle
in coproduzione: Istituto Penale Cesare Beccaria
in collaborazione: Per Aspera ad Astra ACRI (Fondazione Cariplo)
durata: 80 minuti
I WILL SHAKESPEARE. GRAMMATICA DELLE EMOZIONI
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Scheda tecnica

A quanti di noi, seduti tra i banchi di scuola, non è mai sorta la domanda:
“Ma questi classici, a cosa mi servono nella vita di tutti i giorni?”

Eppure, i classici sono le nostre ossa e il nostro sangue: ci abitano, ci spiegano, raccontano il mondo dentro e fuori di noi.
Trovare le parole significa nominare il mondo. E nominare il mondo significa riconoscersi, individuarsi, esercitare un controllo sulla propria esistenza.

Chi meglio di Shakespeare ha saputo farlo? Abbiamo voluto indagare l’assolutismo della tesi di Harold Bloom secondo cui “Shakespeare ha inventato l’uomo.”
Le sue opere costituiscono il nostro canone, la nostra grammatica sentimentale.

Ma cosa significa portare Shakespeare in scena oggi?
Significa colmare un vuoto: quello della grammatica emotiva e affettiva, sempre più assente nella nostra contemporaneità, spesso anestetizzata da un mezzo tecnologico che ci connette ma ci separa.
Tecnologia che non demonizziamo, ma vogliamo umanizzare: conoscerla, integrarla, usarla per generare consapevolezza.

I Will Shakespeare. Grammatica sentimentale è uno spettacolo teatrale e multimediale che attraversa la vita e le opere di Shakespeare come in un gioco in prima persona, in cui le domande eterne dell’uomo – amore, giustizia, identità, morte – diventano esperienze sceniche vive, attivate da suoni, corpi, immagini e intelligenza artificiale.

In scena, un gruppo di giovani attori e attrici dalle provenienze più disparate mette in dialogo i linguaggi del classico e del contemporaneo, del rap e del verso, del corpo e del codice.

Il lavoro teatrale parte dall’emozione, dall’impulso immediato, per trasformarlo in sentimento condiviso, in parola, forma e visione.
Le emozioni sono la miccia, i sentimenti il fuoco che resta.
La scena si fa specchio, oracolo, processo di riconoscimento.

Il risultato è un oracolo poetico, politico e multimediale, che ci ricorda perché, senza i classici, è finito l’uomo.
E perché solo attraversandoli possiamo riconoscerci, trasformarci e restare vivi.

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