Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

L'ITALIA È RELATIVA. FASE I. ESSERE O NON ESSERE ITALIANX

L'ITALIA È RELATIVA. FASE I. ESSERE O NON ESSERE ITALIANX - Immagine: 1
compagnia: Ecate
di: Laboratorio d'Arte Performativa Guinea Pigs
drammaturgia: Giulia Tollis
coautore: Letizia Bravi, Marco De Francesca e adolescenti di nuove generazioni
cast: Letizia Bravi, Marco De Francesca e adolescenti di nuove generazioni
regia: Riccardo Mallus
in coproduzione: Zona K Associazione Culturale e Laboratorio d'Arte Performativa Guinea Pigs
durata: 80 minuti
L'ITALIA È RELATIVA. FASE I. ESSERE O NON ESSERE ITALIANX
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Scheda tecnica

L'ITALIA È RELATIVA. Fiction teatrale sui diritti di cittadinanza
CAPITOLO I. Essere o non essere italianx
Questo progetto nasce da una constatazione: l'Italia oggi è relativa. L'italianità si può davvero definire? Ha senso farlo e perché? Quali conflitti genera questa definizione o questa necessità di definizione? Quali trasformazioni genera o dovrebbe generare nella società? Quali disuguaglianze produce e alimenta? Che cosa significa essere o non essere italianə a 14, 15, 16, 17 anni? Il progetto di spettacolo L'Italia è relativa è il modo che abbiamo, come artistə, di affrontare attraverso il teatro e davanti al pubblico, temi politici che riguardano il nostro presente e il nostro futuro: i diritti di cittadinanza e il dibattito tra ius sanguinis, ius soli, ius scholae e ius culturae; la parità di possibilità all'istruzione, alla salute, al lavoro, alla cultura per tuttə, indipendentemente da origine, provenienza, orientamento religioso, politico, sessuale.
L’idea dello spettacolo nasce dall'incontro con con ragazze e ragazzi tra i 13 e i 18 anni italiani e di nuove generazioni nell’ambito del progetto di Fondazione Cariplo LAIVin 2021-2024 e ha la finalità di intercettare e raccontare le storie e i punti di vista, di chi vive in Italia oggi e ha tra i 13 e i 20 anni: ragazze e ragazzi nati e/o cresciuti in Italia da famiglie di origine non italiana.
La drammaturgia sarà ideata e realizzata insieme a un gruppo di adolescenti, darà voce alle protagoniste e ai protagonisti di questa trasformazione, ai loro coetanei, agli adulti per loro di riferimento, alle dinamiche del contesto che li accoglie o li respinge.
ll punto di vista del racconto sarà quello di due adolescenti alle prese con un contesto disciplinato da regole discutibili e norme antiquate che ostacolano i loro desideri di emancipazione e autonomia. Un viaggio di formazione lastricato di imprevisti, antagonisti e alleatii che concorrono a modificare il rapporto dei protagonisti con i loro desideri e, quindi, con le loro prospettive di futuro . Racconteremo il percorso di crescita di chi  nasce e cresce con almeno due identità nazionali e culturali diverse e deve fare i conti con almeno due culture di appartenenza, con le loro narrazioni, contraddizioni e disfunzioni, risorse e possibilità. I desideri saranno al centro di questo percorso per valorizzare nuovi valori e obiettivi culturali e civili.
Letizia Bravi e Marco De Francesca nella fase di creazione avranno il ruolo di attorə guida e interpreteranno nello spettacolo il mondo degli adulti che ruota intorno alle protagoniste e ai protagonisti adolescenti,  soprattutto nel campo dell’educazione (insegnanti, dirigenti…), del tempo libero (educatorə, allenatorə, insegnanti di musica, arte…, figure religiose), delle istituzioni (assistenti sociali, psicologə, giudici…). 
La drammaturgia vuole partire da esperienze raccolte sul campo per tradursi in fiction. La finzione teatrale permette di creare delle storie possibili, ma non realmente accadute, in cui ragazze e ragazzi si possano riconoscere aderendo alle posizioni proposte dai personaggi o allontanandosi dai punti di vista della narrazione. Nel testo ci saranno dei momenti metateatrali dove le persone che interpretano i personaggi apriranno un dialogo con il pubblico, coinvolgendolo anche in alcune scelte relative all’arco di trasformazione dei personaggi e alle dinamiche dell’azione scenica.
Il dispositivo scenico vedrà tutti gli interpreti e le interpreti incarnare dei personaggi e delle situazioni di finzione da cui poi potranno uscire per rompere la convezione del testo teatrale, per interpellare direttamente il pubblico, per approfondire i temi sollevati o per esprimere i propri punti di vista anche in contraddizione con le azioni dei personaggi. 
Ogni aspetto del lavoro di creazione sarà pensato, scritto, composto e recitato in collaborazione e dialogo con il gruppo: un processo di creazione collettivo e intergenerazionale dove anche chi, non è riconosciuto come cittadino dalla legge dello Stato Italiano, può trovare uno spazio di racconto, azione e rappresentazione. 
Lo spettacolo vuole sfatare lo stereotipo di una Italia fatta solo di pasta, pizza, mafia e mandolino per immaginare un'altra Italia dove le differenze di identità nazionale e culturale non siano più sinonimo di sbarramento ed esclusione, ma motore di progresso e sviluppo sociale.

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