UN CONDOMINIO - VICINI TROPPO LONTANI
CREDITI
con Matilde Facheris e Marco Menghini | regia Francesca Poliani | scene e costumi Andrea Colombo | luci Marco Raineri e Gerardo Racano | si ringraziano Serena Marossi e Maria Cornolti
ETÀ CONSIGLIATA: 7-11 anni
TEMATICHE AFFRONTATE
- Abitare le relazioni: la bellezza di scoprirsi attraverso gli occhi di chi ci vive accanto.
- La prossimità come risorsa: riscoprire il valore del vicinato non come spazio fisico, ma come legame umano.
- L'identità riflessa: come il confronto con "l'altro da sé" ci aiuta a capire chi siamo.
- Curiosità vs indifferenza: abbattere i pregiudizi attraverso il gioco e l'immaginazione (il segreto della capra sul tetto).
- Il valore del tempo: l'importanza di fermarsi e guardarsi, in contrasto con la frenesia moderna.
LO SPETTACOLO
In un condominio nel centro di una grande città abitano persone tutte indaffarate e sempre di corsa. La portinaia, invece, vive lì da quando è nata perché la sua mamma era una portinaia e sua nonna pure e ricorda bene quanto fosse bello fermarsi un po' e stare a guardarsi, una volta.
Questo condominio ha anche un piccolo segreto: sul suo tetto vive una capra e si dice che chi riuscirà a vederla potrà esaudire il suo più grande desiderio. In scena due attori per tanti personaggi che attraverso il gioco di ruolo si destreggiano nel ventaglio multicolore degli abitanti di un comune condominio dei giorni nostri in cerca di una... capra!
NOTE DI REGIA
Fantasticare guardando finestre illuminate...un mistero che appartiene a tutti, il desiderio di giocare con la luce degli altri. Dietro ognuna, un mondo: una voce che canta, una tazza fumante di tè, un bacio, un silenzio, qualcuno che chiacchiera e qualcuno che non ha nessuno con cui farlo, sogni, progetti, inquietudini.
Un condominio è fatto di tante finestre, mille vite, è un luogo di umanità in cui si condivide, spesso, senza aver scelto con chi. Qui si impara la convivenza, la presenza degli altri, la misura dell’intimità a pareti sottili. Spesso la distanza più grande non è quella dei piani, ma quella dei cuori. Eppure basterebbe un saluto, un gesto, una luce accesa nell’atrio per ricordarci che siamo tutti inquilini di un condominio molto più grande e fragile, chiamato esistenza.