Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

OTTOBRE 22

OTTOBRE 22 - Immagine: 1
compagnia: Teatro della Cooperativa
di: Sergio Pierattini
drammaturgia: Sergio Pierattini
coautore: consulenza storica Mimmo Franzinelli
cast: Renato Sarti e Fabio Zulli
regia: progetto e regia Sergio Pierattini e Renato Sarti
durata: 70 minuti
OTTOBRE 22
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Scheda tecnica

Ottobre 22 racconta gli eventi che resero possibile, nel contesto della grave crisi politica e sociale del 1922, la Marcia su Roma del 28 Ottobre e l’incarico conferito a Mussolini da Vittorio Emanuele di formare il governo, primo passo verso la nascita della dittatura. Lo spettacolo si propone di ripercorrere l’estenuante trattativa, ricca di ripensamenti e colpi di scena, che precedette l’arrivo delle camicie nere nella capitale. I protagonisti furono, in un clima di incertezza e ingenuo ottimismo, il presidente del consiglio Luigi Facta e Vittorio Emanuele. I ripetuti incontri tra il mite avvocato piemontese e il sovrano che si tennero a Villa Savoia e al Quirinale tra le ore 20 del 27 Ottobre e il mattino seguente ebbero come tema la deliberazione dello stato d’assedio e le conseguenti misure militari per bloccare quello che, nei rapporti di polizia, stava assumendo sempre di più il carattere di un imminente colpo di stato. Nello sgomento dello stesso Facta e dei suoi ministri, lo stato d’assedio fu prima avvallato e, infine, definitivamente revocato dal re.
Attraverso la finzione drammaturgica e l’analisi dei fatti e delle interpretazioni degli storici e dei testimoni, Ottobre 22 intende indagare le motivazioni che portarono alla fatale revoca dello strumento che avrebbe potuto mettere fuori legge gli organizzatori della marcia e il conseguente cambio di strategia di coloro che all’interno delle istituzioni furono “fortemente convinti di poter assorbire i manganellatori nel quieto alveo della legalità statutaria”; tutti protagonisti di una trattativa con Mussolini e tutti drammaticamente giocati dallo stesso.
Lo spettacolo intende mettere in luce gli aspetti meno noti della vicenda che nel giro di una notte consegnerà di fatto il paese nelle mani del fascismo. Aspetti legati alle personalità e al comportamento ambiguo degli stessi protagonisti di quella drammatica trattativa, in cui ebbero peso da una parte questioni dinastiche che avrebbero potuto mettere in gioco la figura stessa del sovrano e dall’altra i dubbi sul ruolo che avrebbe assunto l’esercito messo davanti al compito di reprimere con la forza il colpo di mano fascista. Se a Vittorio Emanuele e al suo altalenante atteggiamento va attribuita gran parte della responsabilità di quella fatale decisione, non va tralasciato il ruolo ambiguo che ebbe Facta nei mesi e nei giorni che precedettero la marcia, proteso come fu, anche se non apertamente, a creare le condizioni per un governo a fianco dello stesso Mussolini.
Facta si è ritrovato ad avvallare decisioni già prese da gran parte del mondo industriale, politico e giornalistico e dalla quasi totalità della borghesia: inabile a comprendere la portata storica delle sue scelte, o meglio “non scelte”, si rivela un uomo fondamentalmente inadatto, per caratura politica e intellettuale, a cambiare il corso della storia. Proprio questa sua inadeguatezza si presta al gioco teatrale e ne fa un personaggio quasi cechoviano.
Sul palco Renato Sarti a interpretare Facta e Fabio Zulli nel ruolo di un giovane che porta sul proprio corpo le conseguenze dei terribili scontri di piazza di quei tragici frangenti.
Nato dalla collaborazione tra Renato Sarti e Sergio Pierattini, il progetto s’inserisce perfettamente all’interno dell’attività del Teatro della Cooperativa, che pone la memoria storica come uno degli elementi cardine delle sue produzioni e da sempre si impegna a raccontare eventi cruciali del XX secolo offrendo lo spunto per una visione differente della storia e delle storie, indagandole, grazie alla ricchezza anche emozionale del linguaggio teatrale, da punti di vista inediti.
Ben lungi dal voler essere una ricostruzione cristallizzata e “didattica”, partendo da interpretazioni storiografiche nuove, autorevoli e ben documentate, il dramma ricerca le cause che hanno portato alla marcia su Roma. Fondamentale a questo proposito la consulenza di Mimmo Franzinelli, uno tra i più autorevoli studiosi del fascismo e dell’Italia repubblicana.
La drammaturgia è altresì permeata da un linguaggio adatto e aderente all’epoca: Pierattini ha attinto a piene mani dalle lettere di Luigi Facta alla moglie, a Vittorio Emanuele, a Mussolini, dipingendo così un ritratto a cavallo tra il pubblico e il privato di un uomo spesso messo in disparte dal Duce, dai fascisti, del re e da altre ingombranti personalità, ma la cui responsabilità politica e morale ha dettato i successivi vent’anni.
Per non snaturare la storia e piegare le vicende alla mercé degli espedienti narrativi, Pierattini si serve di una cornice onirica: è il sogno il luogo, fisico e mentale, in cui Facta si trova a fare i conti con se stesso, con le proprie scelte, con la propria incapacità di opporsi a un gravissimo attentato alla democrazia liberale. Non avendo a che fare con un alto esponente politico ma con un uomo del popolo, vittima indiretta della sua inettitudine, il Presidente del Consiglio si trova di fronte uno specchio che gli restituisce il feroce giudizio storico che, inevitabilmente, gli verrà assegnato: quello di un uomo che, ricoprendo un ruolo per cui non era all’altezza, è stato inghiottito dal ciclone della storia e ha sulla coscienza le sorti di un Paese. 

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