LA BALLATA DEL BACICCIA
LA BALLATA DEI BACICCIA
di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano
regia di Marco Di Stefano
drammaturgia di Chiara Boscaro
con Sofia Kretschel, Elena Sisti e Jacopo Spunton
light e sound design Marcello Seregni
coreografie di Valentina Vigevani
un progetto OFFICINA CARBONARA de La Confraternita del Chianti e Karakorum Teatro
produzione Karakorum Impresa Sociale SRL
in collaborazione con tracciaminima APS
Da anni lavoriamo sul portare al pubblico una “mitologia” che possa dimostrare come anche i luoghi a noi familiari possano essere lo scenario ideale per grandi racconti.
Siamo abituati a pensare che la grande Storia passi distante da noi: in America, in Russia, in Cina.
Ma non è così. Spesso la grande Storia è passata per l'Italia, da Nord a Sud, attraversando la vite delle persone: la cosiddetta “gente comune” che poi, a ben guardare, di comune non ha niente. Anzi, proprio la “gente comune” spesso è stata protagonista di avventure meravigliose, di epiche familiari durate decenni. Questa volta però parliamo di storie che dall'Italia sono partite per attraversare oceani e continenti. Per poi, a volte, fare ritorno in Italia. Storie di migranti che nel '900 hanno lasciato il Paese per cercare libertà e fortuna altrove, che hanno in qualche modo continuato a guardarsi indietro con nostalgia, certo, ma anche con rabbia e dolore.
Generazioni che non hanno mai rinunciato alla propria identità di partenza, ma che sono state in grado di integrarla con quella dei Paesi di approdo per generarne di nuove, meticce e complesse.
Bachicha (pronunciato baciccia) è uno dei nomignoli usati in Argentina per i migranti italiani e i loro discendenti. Ed è di questi migranti che vogliamo cantare e ballare. Delle loro storie all'apparenza minuscole, ma che messe insieme diventano Epica con la E maiuscola. Storie che ci facciano capire come noi, anche oggi, possiamo essere protagonisti del cambiamento globale che stiamo vivendo partendo dalla quotidianità delle nostre vite.
Per questo abbiamo deciso di lavorare con 3 interpreti under26, per costruire un ponte ideale tra l'Italia del passato e quella del futuro. Un futuro dove partire, forse, sarà una scelta libera e non dettata dalla necessità. Un futuro dove imparare ad accogliere invece che respingere.
Un futuro dove ricordare che anche noi siamo stati migranti.